Pubblicato il: 13 Dicembre, 2008

Le voci della dissidenza

grillo-travaglioPersonaggi “scomodi” per chi non ama essere attaccato, estremamente critici, impassibili di fronte ad accuse di diffamazione. Gente come il noto giornalista Marco Travaglio, voci di denuncia come Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo o l’agitatore delle piazze Beppe Grillo, solo per dare qualche esempio. Voci che aprono gli occhi di un pubblico troppo spesso sordo o cieco di fronte alle realtà circostanti, espressioni di “condanna” più o meno pacifica. Alimentano dibattiti, suscitano le risate amare di chi è spesso e volentieri colpito dall’opera delle loro penne, dalle frecciate della loro pungente ironia: politici di maggioranza e opposizione, guide o ex guide del nostro strano Paese. Ma la loro è spesso anche una critica particolare che non risparmia nemmeno questo modo tutto italiano di fare informazione, di fare dell’arte della reticenza una delle regole preferite, di comunicare senza svelare troppo, senza colpire troppo. Per non rischiare. In breve: un’informazione spesso inconsciamente asservita al potere. Così, non è un caso se Marco Travaglio, giornalista di sconvolgente polemicità,  conosciuto dal grande pubblico soprattutto come il “grillo parlante” del programma televisivo “Annozero” di Michele Santoro, ha battezzato la sua ultima fatica intellettuale  “Bloccare i processi. Cancellare l’informazione. Difendersi con l’impunità. Ecco perché Berlusconi sta preparando il bavaglio”. Principale bersaglio – inutile precisarlo – l’attuale premier e il suo potere. Quel potere di cambiare le leggi, di attentare alla costituzione, di tirarsi fuori da situazioni scomode, di “imbavagliare” chi osa parlare troppo.

E non è nemmeno un caso che un “rivoluzionario” come Beppe Grillo abbia scelto di inaugurare un proprio blog per giungere in breve ad utilizzare la rete come fonte di informazione globale e di dirompente cambiamento sociale. Così, di fronte alle piazze in delirio spiega: “Questo momento il mondo, senza accorgersene, sta vivendo la terza guerra mondiale: quella dell’informazione. L’unico modo per salvarsi è sapere. Conoscere le notizie. Noi abbiamo un mezzo, la Rete, che ci consente di arrivare dritti alle notizie. La politica, le televisioni, i giornali arrivano sempre dopo. Ma se Grillo ama definirsi sostenitore della democrazia diretta e delle iniziative dal basso,  principale area di interesse di Travaglio è invece la cronaca giudiziaria. Dalle questioni legate ad intrecci mafia-politica, ai fenomeni di corruzione, a dichiarazioni definite “diffamatorie”, più di una volta i suoi articoli hanno suscitato le ire dei politici, spesso senza distinzione di schieramenti. In questo contesto, l’8 settembre 2007, in risposta all’incapacità di accettare impassibilmente i privilegi economici, sociali e giuridici di cui la “casta” politica italiana gode, nasce il primo famoso V-day di Beppe Grillo: iniziativa svoltasi con il sostegno di un vasto pubblico davanti ai municipi di oltre 180 città italiane e alle ambasciate di 25 paesi esteri. Scopo principale dell’incontro, quello di proporre una legge di iniziativa popolare per “ripulire” il Parlamento italiano. Tra i punti salienti della proposta di legge, quelli di impedire ad un cittadino condannato in via definitiva di candidarsi, la possibilità di votare i candidati e non i partiti, il limite massimo di due legislature per ogni cittadino eletto ad una carica politica. Tuttavia, nonostante l’iniziativa abbia permesso di raccogliere un numero di firme di gran lunga superiore al minimo necessario per avanzare una proposta di legge popolare,  nessun provvedimento legislativo è stato realmente elaborato entro il termine della XV legislatura. Con l’attuale governo, poi, la situazione sembra essersi inasprita ulteriormente.   Così, stando alle parole di Grillo, mentre dovremmo essere la patria del diritto, siamo diventati la patria del rovescio. Oggi i fuorilegge scrivono leggi, i malfattori giudicano i giudici. E il destino dei magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati”. Per fortuna, però, esistono Loro: voci libere, incondizionate, coraggiose come quelle di Marco Travaglio, Beppe Grillo e di tanti altri piccoli “eroi della parola e dell’informazione”,  meno famosi forse, ma ugualmente critici, idealisti, provocatori. Solo alcune grandi espressioni di una democrazia che sa di essere più forte e tenace del potere che vorrebbe miseramente offuscarla, indebolirla, delegittimarla.

Francesca Licitra

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