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Leggere: un hobby in calo per un bisogno in crescita

2 marzo 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

testo-libroPlay station, console di giochi, computer, televisione: oramai, troppe cose sembrano contrapporsi tra i giovani e la lettura. Si è riscontrato che molti giovani leggono solo se strettamente costretti dalla scuola, e questo è un dato molto negativo: nessun passatempo elettronico, infatti, potrà mai sostituire la lettura nella ricchezza dei contenuti e degli insegnamenti che essa dà. Specialmente nei più piccoli, leggere risulta stimolante per lo sviluppo della creatività (che la scuola tende a penalizzare, quindi ciò può essere una vera risorsa per favorirla nonostante la società tenda a trascurarla), inoltre migliora l’interazione ed il dialogo, il modo di esprimersi e la capacità dialettica. Soprattutto, attraverso la lettura è possibile entrare in contatto con realtà diverse e farsi un’idea al riguardo: essa educa alla libertà di pensiero. Non possiamo però dire che sia solo la tecnologia a penalizzare la lettura: è un dato oggettivo che negli altri paesi europei la percentuale di persone che usufruiscono di questo passatempo è molto più alta che da noi. L’Inghilterra è in cima alle classifiche: ben il 63% della popolazione legge abitualmente, ed è seguita dalla Germania con una percentuale del 60%. L’ultimo gradino del podio va alla Francia, con il 48,3%, seguita dalla Spagna con il 47,6% e dall’America con il 46%. Solo a questo punto viene l’Italia, con un misero 38%.  La percentuale cala ulteriormente se consideriamo che di questi il 14,8% legge uno o due libri all’anno, il 15,2% da tre a cinque mentre solo il 6,5% legge da 6 a 10 libri, l’1,1% da 11 a 20 e lo 0,4% più di 20. Di fronte a queste statistiche, è naturale interrogarsi sul perché gli italiani risultino essere così poco attratti alla lettura: evidentemente, ciò che manca è una sorta di “cultura della lettura”, un’educazione a quest’attività che parta fin da piccoli e che cambi il modo con cui la società si rapporta al libro. Infatti, se andiamo ad analizzare le vendite, ci rendiamo conto che l’italiano medio è molto interessato alle riviste di gossip e alle saghe tipicamente adolescenziali, mentre tende ad accantonare l’informazione economica e la saggistica. Insomma, in fondo, la società che è chiamata alla lettura è la stessa che segue i reality show: quella che perde le proprie serate di fronte a programmi di ben poco spessore confezionati per abbindolare lo spettatore parlando essenzialmente di niente. Con l’idea che un libro sia “troppo impegnativo e troppo poco pratico”, si finisce per rimanere incollati a soap opere viste e riviste che del fascino e degli stimoli riflessivi offerti da un buon libro non hanno proprio niente. Anche il linguaggio ne risente, perché il parlato attinge di più da quello rozzo dei programmi televisivi usato per fare audience che da quello correttamente utilizzato nei libri. E allora tu, italiano medio che vivi in un paese la cui storia è pervasa da virtuosismi artistici, vuoi davvero che il tuo presente venga ricordato come l’epoca dei reality?

Sara Servadei

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