Pubblicato il: 11 marzo, 2013

L’emblema della Miseria

fame-nel-mondoLa fame nel mondo è un argomento che è diventato oramai l’emblema delle condizioni di vita critiche in cui è costretta la maggior parte della popolazione che vive nei paesi del Terzo Mondo. Esso è divenuto un problema così largamente citato che oramai ne intendiamo l’esistenza come qualcosa di ovvio, ed abbiamo perso la capacità di stupirci davanti allo spreco dei paesi più ricchi ai danni di quelli più poveri. Eppure è un dato di fatto: ogni giorno in Italia si sprecano 1500 tonnellate di pane, ed in questo non c’è nulla di nuovo, poiché capita spesso di buttare via quello di ieri diventato secco: è un gesto così abituale che stentiamo a farci caso. Eppure, ci sono bambini in tutto il mondo a cui il pane troppo croccante del giorno prima non è concesso nemmeno in sogno, e sono gli stessi che dispongono di una quantità di cibo diciassette volte inferiore di quella che ha mediamente a portata di zampa un cane che vive in un paese del Primo mondo.

I risultati di questa politica in cui alcuni stati possiedono tutto e le altre niente è ciò che si verifica continuamente ogni otto secondi: il numero, infatti, è il risultato che si ottiene dividendo gli 11000 bambini morti ogni anno per i secondi presenti nei 365 giorni che lo compongono.

Del resto, le cifre parlano chiaro: 870 milioni di persone (una su otto, per intenderci) nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica e tra queste ci sono 100 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni che mangiano così poco che la scarsità degli alimenti ingeriti rischia di compromettere seriamente il loro sviluppo fisico e psicologico. Del resto i più colpiti sono proprio i bambini: la scarsezza di cibo provoca in loro la perdita di capelli (che può evolversi in una vera e propria calvizie), delle unghie e talvolta del primo strato di pelle. In particolare, tra quelli sotto i 5 anni il 39% soffre di rachitismo, e molti di loro sono costretti a vivere con meno di un dollaro (che corrisponde circa ad ottanta centesimi in euro) al giorno. Per fare un paragone basti pensare che un solo bambino del Nord America consuma una quantità di cibo pari a quella ingerita da 422 minori in Etiopia: detto questo non ci si stupisce nell’apprendere che l’80% della popolazione che vive nel corno d’Africa soffre di gravi malattie legate alla malnutrizione, mentre poco meno del 15% dei piccoli cittadini statunitensi è obeso. Chiaramente, il problema sta nella mancata equità nella distribuzione delle risorse mondiali: se tutti i paesi del mondo utilizzassero la stessa quantità di risorse utilizzata da quelli del primo mondo servirebbero più pianeti terra, poiché uno solo sarebbe assolutamente insufficiente. Risulta, quindi, facile apprendere che i paesi più ricchi lo sono perché appoggiano i loro capitali sulla povertà di quelli in via si sviluppo:  nei secoli delle grandi conquiste territoriali essi sono stati degradati e costretti agli stenti da parte delle potenze europee pronte ad arricchirsi sulle loro risorse.

Sara Servadei

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