Pubblicato il: 6 maggio, 2009

Li chiamavano bamboccioni…ora sono fannulloni

disoccupazioneCambiano i governi ma la sostanza resta la stessa. Chi ha il potere di legiferare, risolvere oppure semplicemente discutere si adombra dietro i luoghi comuni, il cabaret e le mezze verità per sottolineare che problemi non ce ne sono e che “volere è potere”. La realtà è ben diversa: è il potere che fa volere e non il contrario. Abbiamo sopportato governi di sinistra incapaci di mostrare la propria identità, schiavi dei sindacati dalle pretese assurde e delle minoranze elettorali sempre vogliose di creare scompiglio. Si sono susseguiti Ministri che hanno definito i giovani italiani dei “bamboccioni” perché sono soliti trattenersi più a lungo, rispetto alla media europea, nel luogo natio, al capezzale dei genitori. Ministri che hanno criticato la scelta del precariato ma che non sono stati capaci di modificarne gli aspetti legislativi e sono rimasti schiavi dei loro buoni propositi. Poi abbiamo raggiunto l’apoteosi con il susseguirsi della legislatura. Si addita il lavoratore italiano come uno sfaticato, un fannullone con una “nonchalance” invidiabile. Insomma l’italiano è un “bamboccione”, uno sfaticato, un fannullone, un “mammone”, rispetto alla media europea (più volte citata) ma non si sottolinea il fatto che prima di tutto l’italiano è un disoccupato. La media europea la si continua a citare ad libitum solo quando si devono giustificare provvedimenti legislativi inutili e pretestuosi. Però non si dice che in Italia si hanno gli stipendi più bassi d’Europa, le tasse più alte, l’IVA più alta, la mancanza totale di organizzazione nell’ambito degli ex Uffici di Collocamento, nonostante la dottrina in materia di lavoro sia intervenuta a più riprese, non si dice che l’Italia è l’unico paese che non offre sussidio ai disoccupati, se non dopo aver lavorato per un totale di giorni prestabiliti. Si eliminano diritti nel servizio sanitario mascherandoli come privilegi,  aumenta il costo della luce, dell’acqua, della vita e si continua ad auspicare la media europea. Il governo di destra ha osato di più: “il lavoratore fa poco in Italia e bisogna bacchettarlo“. Il quadro generale è deprecabile: tagli nella cultura e accuse nei confronti di presunti “baroni” da parte di una classe politica che “piazza” da tempo indeterminato amici e parenti in tutti i settori lavorativi. Aziende che chiudono mandando sul lastrico intere famiglie dopo essersi arraffati agevolazioni e tagli fiscali per anni e anni. Un Presidente del consiglio che ha fatto del cabaret l’arma migliore per far credere al mondo intero che il “bel paese” sta bene tanto quanto le sue proprietà. In realtà non si è risolto un accidenti, anzi i problemi si sono accentuati: per esempio è aumentato il divario tra Nord e Sud. A Nord peggiora la situazione lavoro, resistono solo regioni come il Veneto e il Trentino. Il centro non sta meglio, l’ISTAT registra un aumento “quasi invisibile” dell’occupazione. La rivoluzione è mascherata dal lavoro in nero. La quasi totalità dei lavoratori del Sud vivacchia grazie ad espedienti, tra lavori “massacranti” pagati al minimo storico e nell’illegalità imperante da parte di imprenditori (o pseudo tali), pronti ad approfittare della condizione disperata di chi chiede una qualsiasi fonte di guadagno. Nonostante questo il male peggiore resta uno: una peste dilagante e per alcuni necessaria. Un morbo incessante che affossa ogni diritto costituzionale ed evidenzia ancor più intensamente il mal costume della classe dirigente: la raccomandazione. L’articolo 1 della Costituzione Italiana recita: << L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. >> E ancora al comma 2 continua: << La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. >> Ma dove è questo lavoro tanto agognato se poi ognuno è libero di utilizzare mezzi extra-costituzionali per sopravvivere? Solo in Sicilia negli ultimi dieci anni c’è stato un proliferare di agenzie interinali, di Ipermercati e di concorsi pubblici dove, ancor prima che il bando fosse reso pubblico, si sapeva chi doveva entrare e chi invece “come un coglione“, era costretto a seguire la prassi prevista dalla legge. Università, mansioni relative alla Giurisprudenza, Pubblica Amministrazione, Banche, Poste, Giornalismo, Medicina, Forze Armate, Forze dell’ordine, tutti settori blindati da nepotismo, clientelismo e raccomandazioni di ogni genere. L’Editoria che prende per i fondelli profittando di ogni mossa di mercato e propinando spazzatura pur di lucrare. La Scienza bistrattata. La Ricerca ridicolizzata. Perfino lavori come il cassiere, l’operatore ecologico, il banconista del Mercato Ortofrutticolo necessitano della “spinta dell’elettorato passivo” affinché si concretizzi la possibilità di un “futuro migliore”. Il mondo intero vive attraverso la raccomandazione, praticata da secoli, ma l’Italia si fonda su essa, si costruisce e si mantiene nel tempo. Ogni tornata elettorale bisogna sorbirsi “facciotti” di ipocrisia immortalati qua e là, imbalsamati e tronfi di promesse-barzelletta. Così bisogna elemosinare un favore nei confronti di persone che si arrogano il diritto di governare senza alcuna esperienza, arrivati grazie a “spinte continue”, avvinghiati alle loro poltrone come il sangue ai capillari e si pretende di poter aspirare a qualcosa di concreto? Inghiottiti da una finta Democrazia, che grazie al governo attuale tende ad un’evoluzione, che dovrebbe far paura e invece grazie al qualunquismo imperante è assunta a normalità. La sovranità appartiene al popolo. A cinquanta milioni di pecore allo sbando che ogni giorno crescono e si nutrono grazie alle televisioni, alla pubblicità, ai bisogni materiali inutili. Gli stessi bisogni che da sempre portano l’uomo al massacro e alla lotta reciproca. Grazie Italia, non ci resta che citare il compianto Giorgio Gaber: << Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. […] Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono […] questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.[…] E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente.>>

Girolamo Ferlito

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