Pubblicato il: 18 Maggio, 2010

Lingue a Ragusa: la parola agli studenti

Mentre infuria la battaglia mediatica e politica tra studenti di Lingue di Catania ed istituzioni circa il temuto trasferimento della Facoltà presso la sede di Ragusa, abbiamo voluto sentire un parere trasversale, intervistando una studentessa catanese iscritta in Scienze della mediazione linguistica che ha sede a Ragusa, Valentina Giuffrida.

Quali sono i pareri in circolazione nella tua facoltà, fra i tuoi colleghi sulla spinosa questione di Lingue? Ragusa è affezionata a Lingue, e i ragusani?

«I pochi commenti che ho sentito da un paio di colleghe sono ovviamente negativi, credo che nessuno realmente gioisca all’idea della chiusura di una facoltà come Lingue a Catania. E’ invece normale che i ragusani e coloro che si sono affezionati all’università a Ragusa non possono che vedere positivamente l’idea di creare un quarto polo nella loro città, ma essere favorevoli al quarto polo secondo me non vuol dire essere favorevoli alla chiusura a Catania.
In una situazione come quella in cui noi studenti di Ragusa ci trovavamo qualche mese fa, e di cui forse Catania è venuta poco a conoscenza (rischiavamo la chiusura, e non di un solo corso di laurea, ma l’intero decentramento stava per chiudere le porte, a discapito di chi per 10 anni ha realmente fatto di tutto per questa facoltà, professori e studenti) è normale che il mantenimento e addirittura il rafforzamento di lingue possa essere una sfida per la città».

Durante l’incontro col Rettore dello scorso 8 Maggio, Paolo Pavia (rappresentante degli studenti di Lingue di Ragusa) ha detto “Lasciate che siamo noi a giudicare se Ragusa ha le strutture adatte ad ospitare 5000 studenti”, lasciando però intendere che effettivamente allo stato attuale, la sede di Ragusa non ha gli spazi per accogliere un tale numero di persone. E’ così?

«Credo che la questione strutture sia il problema principale.
Che io sappia, ora come ora la facoltà di Lingue non potrebbe accogliere nemmeno un terzo di quei 5000studenti. Abbiamo in tutto una decina di aule, delle quali solo 4 sono abbastanza grandi. Non ho esattamente idea del numero di studenti che possano entrare nell’aula più grande,ma bene o male non avrà più di 150-200posti. Seguivamo lì le lezioni più affollate del primo anno, e tutti non ci entravamo e finivamo seduti per terra, e noi siamo decisamente meno di voi di Catania al primo anno. Inoltre non abbiamo mense nel vero senso della parola, abbiamo solo un paio di piccoli ristoranti convenzionati con l’Ersu che funzionano come una mensa. Non esiste nemmeno una casa dello studente , o per lo meno, se ne parla da anni ma non se hanno notizie concrete».

Lo stesso Pavia ha dichiarato che durante gli anni sono state attuate delle misure atte a fare decadere progressivamente la sede di Ragusa, ponendo l’esempio di un costosissimo laboratorio multimediale del quale non sono mai state ricevute le chiavi. Di questo caso si sta parlando solo in questi giorni, ma ti risulta che in precedenza vi siano stati degli esposti, delle proteste a riguardo?

«Della situazione del laboratorio multimediale se ne parla da più di un anno in maniera evidente, così come della mancanza dei fondi destinati alle borse di studio che negli ultimi due anni non si sono completamente viste, e così come dell’ipotetica chiusura di Lingue a Ragusa. Sotto questo punto di vista il nostro rappresentante ha lavorato tanto e a mio parere non lo si può criticare, ha fatto molte ricerche e ha cercato di capire perché queste cose non funzionassero, perché quei fondi non ci sono arrivati e che fine abbiano realmente fatto. E ci ha sempre informati tempestivamente tramite internet o organizzando assemblee. Nonostante ciò non abbiamo ancora risposte e immagino che sappiate anche voi come sta procedendo la situazione, visti i numerosi articoli di giornale relativi anche a Paolo Pavia e alla situazione ragusana. Anch’io come molti non mi spiego come mai il nostro rappresentante sia quasi felice della chiusura di Catania (preciso che non ho personalmente parlato con lui della questione ma è solo ciò che è emerso dai vari articoli e opinioni di studenti e che sinceramente spero sia erroneo). Posso ben comprendere la sua felicità nell’essere riuscito a non far chiudere a Ragusa e nel poter sperare addirittura in una facoltà di Lingue solo nella sua città, ma perché non appoggiare le proteste di  tantissimi studenti che chiedono ciò che chiedevamo anche noi solo poco tempo fa?»

Ornella Balsamo

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