Pubblicato il: 16 Marzo, 2010

L’umanità violata

La guerra, la tortura, il genocidio, sono tutte invenzioni umane, pulsioni autodistruttive. Dopo la Seconda Guerra Mondiale maturò l’idea di punire questi comportamenti nocivi nei confronti dell’umanità. Ma questi provvedimenti furono davvero equi e coerenti? Questo è il punto crociale discusso durante l’incontro “L’umanità violata…da Norimberga all’Aja” organizzato dall’associazione LiberArte e tenutosi lo scorso 10 Marzo al Palazzo della Cultura di Catania. Alcune letture sul tema e filmati si sono alternati ai due principali interventi dell’incontro: il presidente della Camera Penale di Catania, l’avv. Giuseppe Passarello, ha fornito una scrupolosa ricostruzione del processo di Norimberga. Ha spiegato come, nonostante gli importantissimi principi affermati – primo fra tutti quello della responsabilità individuale durante la guerra: aver obbedito agli ordini ricevuti non era una giustificazione – le modalità processuali adottate furono poco ortodosse: venne violato il principio di non retroattività delle leggi penali, i membri della giuria appartenevano solo ai paesi vincitori, alla difesa venne dato molto meno tempo per documentarsi rispetto all’accusa ed il giudice era anche il legislatore (violazione del principio della divisione dei poteri). A sua volta, l’avv. Francesco Antille, penalista catanese, si è concentrato sulle perplessità suscitate dalle modalità processuali adottate dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia che ha sede a L’Aia: il fatto che il principale imputato, Milošević, sia stato rapito per essere condotto in tribunale, insieme alla probabile influenza da parte delle multinazionali statunitensi che finanziano L’Aja, fanno pensare ad una giustizia parziale, ad un processo dei vincitori contro i vinti, proprio come era avvento a Norimberga. E nel frattempo, alcuni atroci crimini contro l’umanità passati e presenti, come quelli perpetrati in Rwanda, in Armenia e in Kurdistan, non hanno colpevoli e non vengono sottoposti al vaglio della giustizia internazionale.

Ornella Balsamo

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