Pubblicato il: 27 Febbraio, 2009

Medici delatori?

mediciLa norma approvata dal governo, secondo la quale i medici che abbiano in cura un immigrato clandestino possono denunciarlo alla polizia, con la conseguenza che dopo le cure il mal capitato sarebbe rispedito nel proprio paese, ci sembra clamorosamente sbagliata. Innanzitutto essa si fonda su una discriminazione razziale e culturale, ora possibile grazie alla nuova configurazione della clandestinità quale reato, che ha dato e darà il via all’approvazione di norme discriminatorie. Vediamo quali sono le falle culturali, costituzionali, economiche, politiche e morali del provvedimento che riguarda i medici. Prima di tutto il medico, segnalando un clandestino alle forze dell’ordine, violerebbe il suo codice deontologico, in base al quale egli ha il dovere di fornire cure a chiunque lo richieda, senza preoccuparsi di altre considerazioni. Tale norma nega poi il diritto di tutti gli individui presenti sul territorio nazionale di ricevere cure sanitarie, sancito dalla Costituzione (la legge fondamentale parla di “individui”e non di “cittadini” proprio per non dare adito a tali discriminazioni): è quindi incostituzionale.

Ma anche dal punto di vista pratico la legge in questione è evidentemente dannosa: i clandestini, per paura di essere segnalati (anche se, per fortuna, la stragrande maggioranza dei dottori ha già dichiarato che non usufruirà della possibilità data dalla legge), non si recheranno più nelle strutture sanitarie legalmente riconosciute. Gli irregolari perciò, o contribuiranno a rinverdire le casse delle cliniche “clandestine” disposte a curarli, oppure non si cureranno, se non quando la loro situazione diverrà insostenibile. La conseguenza di tutto ciò sarà la diffusione di malattie nuove o di agenti infettivi da noi scomparsi; da ciò deriveranno a loro volta disagi sociali e un aumento di costi per la collettività, chiamata a contribuire tramite la tassazione alle eventuali aumentate esigenze del servizio sanitario nazionale. Vanno poi segnalati i nefasti effetti politici e morali di questo provvedimento: esso costituisce innanzitutto un pericoloso precedente; a una norma di tal fatta potrebbero seguirne altre simili, che ci ricordano altre epoche ed altri regimi.

La delazione è poi un “cancro sociale”: instaura la paura, la diffidenza verso l’altro, una concezione dell’uomo fondata sulle sue appartenenze etniche e nazionali: insomma rappresenta la morte del liberalismo, già uscito moribondo dal XX secolo e sempre più scalfito dalla politica contemporanea. Viene così sancita per legge la diversità di alcune categorie rispetto ad altre; la popolazione non potrà che trarne insegnamenti discriminatori. Lo stato dovrebbe, invece, vista anche la diffidenza verso lo straniero che ha contagiato l’Italia, agire nel senso opposto insegnando e imponendo, laddove necessario, la libera convivenza di tutte le culture presenti sul nostro territorio, nell’ottica di una politica equa e scevra dai pregiudizi del passato. Gli Stati Uniti, eleggendo Obama, hanno scelto la speranza, la diversità, la solidarietà tra gli uomini; gli Italiani, dando fiducia a questo governo, hanno optato per una politica fondata sulla paura, la diffidenza e la discriminazione.

Pierfrancesco Celentano

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