Pubblicato il: 31 Luglio, 2008

Cos’è davvero la meditazione? (parte 1)

Si sente parlare così spesso di meditazione, che quasi possiamo ritenerci assuefatti al termine, e convinti di conoscerne ogni intima declinazione. Quello di meditazione è in realtà un concetto abbastanza complesso e vario, indubbiamente più di quanto i nostri luoghi comuni possano rappresentarcelo, evocando immagini di funambolici yogin e mistici d’altri tempi.

Il termine “meditare” deriva dal latino meditàri, e ci rimanda alla meditatio, tradotta come “attività riflessiva”, nella quale compare anche però l’azione del misurare (dalla radice ma-).

Troviamo la meditatio negli scritti dei più grandi filosofi della grecità ed in quelli di grandi pensatori come Seneca o Marco Aurelio (che descrive esercizi come la meditazione eidetica ed onomastica). Il termine latino traduce a sua volta il greco meletè, associato ad un ampio ambito semantico e ad una varietà di prove ed esercizi in cui la fa da padrone, immancabile, il pensiero. Meditatio era anche un passaggio fondamentale per la teologia cristiana medievale, e coincideva con la riflessione (accompagnata anche dall’emotività) volta a chiarificare a se stessi la natura di un passaggio del Nuovo o dell’Antico Testamento. Assieme alla lectio, all’oractio ed alla contemplatio (i diversi passaggi della Lectio Divina) era un tassello fondamentale nell’iter spirituale del monaco cristiano e nel suo rapporto con le verità della Fede.

Tale accezione di meditatio, potremmo dire “occidentale” (vedremo che vi sono numerose eccezioni), fa dunque principalmente riferimento ad un’attività del pensiero, supportata talvolta da una partecipazione emotiva, volta a studiare, misurare, approfondire, indagare l’essenza di un oggetto fisico o mentale, al fine di ricavarne un beneficio per la vita quotidiana e per l’esperienza religiosa. Il nostro linguaggio comune è farcito di espressioni del tipo “devo meditarci su”, espressioni che assimilano la meditazione proprio ad un’attività riflessiva su un oggetto, di qualsivoglia natura. Ma la meditazione si limita davvero a questo?  Possiamo ridurla ad una semplice riflessione prolungata nel tempo e nella profondità? Pare proprio di no.

Dirigiamoci verso la più autorevole fonte di testi e conoscenze sulla meditazione: il panorama indo-orientale, nelle cui varie forme di religiosità compaiono diverse attività identificate da illustri studiosi come “pratiche meditative”. Ebbene, scopriremo che nel contesto di religioni come l’induismo ed il buddhismo, ma anche nelle correnti “mistiche” di grandi religioni come l’Islam o il Cristianesimo Ortodosso, esistono tanti modi diversi di meditare, spesso scrupolosamente descritti da testi specialistici e praticati da secoli da esperti maestri. Non c’è dunque “la” meditazione, bensì soltanto tante tipologie di pratiche, tutte, come vedremo, indirizzate ad uno scopo specifico…

Michele Di Gennaro

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