Pubblicato il: 9 Febbraio, 2010

Memoria difettosa

Le ricorrenze civili sono dei riti così stanchi che persino quelle religiose sembrano ormai rifulgere di devozione. Ognuno si sente in dovere di istituirne una. Il governo di centrosinistra ha voluto accogliere, nel 2000, la proposta internazionale per il 27 gennaio, “Giorno della memoria”. Quattro anni dopo, l’esecutivo di centrodestra ha risposto a suo modo, trasformando il 10 Febbraio nel “Giorno del Ricordo”. Certo, la memoria di Auschwitz non è comparabile alla strumentalizzazione istituzionale delle Foibe. Il male di atti di rappresaglia, astratti da una lunga vicenda storica di nazionalismi e ideologie in conflitto, nulla ebbe di assoluto. Eppure, entrambe le ricorrenze appaiono monche, difettose. In Israele si celebra “Yom Ha Shoah”, il 27 del mese di Nissan. La data scelta, a otto giorni dall’anniversario della fondazione dello Stato Ebraico, colloca la commemorazione nell’unica dimensione possibile, quella storico-politica. Quanto all’Europa e alla comunità internazionale? La scoperta dell’empietà di Auschwitz è un evento che ha plasmato la coscienza civile contemporanea. Riguarda l’umanità intera, eppure la decontestualizzazione storica operatane ha sottratto alla sua commemorazione ogni valenza politica. Liberazione di Auschwitz: per dirne una, nessuno attribuisce all’Armata Rossa una simile vocazione. Anzi, a quell’esercito si rimproverano crimini non dissimili o peggiori. Di che parliamo, allora? Il 27 Gennaio ha soltanto l’effetto di rinchiudere la memoria, quella autentica e non maiuscola, in una riserva indiana, in un fortino assediato nel calendario. E’ una coscienza residuale, ad aver bisogno di simili giornate. In Italia, è già stata sconfitta.

Enrico Sciuto

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