Pubblicato il: 2 Giugno, 2009

Mitifest – Il mito ritrovato: Pasolini, un poeta fuori dal coro

pasolini_ornellabalsamoPasolini fu “un eroe sporco”, imbrattato di sangue e di disonore, infangato dalle illazioni scandalistiche di giornalisti benpensanti, protagonista di una morte oscena come da copione, morto sepolto e spedito poi nell’iperuranio dei miti, santificato e assurto a vessillo di molteplici gruppi, come il maiale del quale non si butta via nulla. E’ quanto spiega Roberto Chiesi, curatore del Fondo Pier Paolo Pasolini e organizzatore di una mostra tenutasi nell’ex Monastero dei Benedettini raffigurante il linciaggio giornalistico di Pasolini da parte di testate come Il borghese, Lo specchio, La gazzetta del sud ; una vera e propria galleria degli orrori infarcita di perbenismo moralizzante, che ci offre non un ritratto veritiero di Pasolini, ma uno spaccato dell’Italietta degli anni Sessanta; da quei ritagli di giornale è possibile comprendere lo spirito di quell’epoca, l’Italia uscita dal fascismo, popolata dai “fascisti di sinistra”, disturbata dalla verità sferzante che Pasolini, da solo, aveva il coraggio di comunicare. Pasolini era una presenza scomoda, soprattutto per la sua omosessualità pubblicamente dichiarata (ma, attenzione, mai ostentata): troppo difficile da accettare l’idea che un “diverso” potesse essere al contempo moralista. Emblematiche le parole de “Il borghese”: in un ritaglio definisce lo scrittore “Un compagno da marciapiede” e sostiene che «la santificazione di Pasolini, imposta dal PCI, tende a fare dimenticare che l’ondata di omosessualità e di prostituzione maschile, oggi dilaganti, hanno avuto all’origine proprio certi libri dello scrittore». Dalli all’untore, insomma. D’altro canto il poeta veniva accusato della qualsiasi, paragonato agli assassini del Circeo, schiaffeggiato pubblicamente, era oggetto di morbosa curiosità, protagonista di altrettanto morbose storielle, rigorosamente inventate, di certa cronaca scandalistica. Persino Montanelli non seppe capirlo. Poi, dopo la misteriosa morte del poeta, dileggiamenti e insulti vari si affievolirono sempre più, lasciando spazio, col tempo, all’ammirazione riservata a chi muore prematuramente, al vagheggiamento che fa di un uomo un mito. Oggi Pasolini è un gigante, e tale grandezza aumenta proporzionalmente all’allontanamento degli italiani dalla condizione in cui versavano negli anni Sessanta, ma anche oggi si commette lo stesso errore di allora, sebbene di segno opposto: l’incomprensione somma ha reso possibile la costruzione di tante nicchie ideologiche pasoliniane nelle quali chiunque potrà rifugiarsi, perché Pasolini fu comunista ma avversò i sessantottini, perché Pasolini fu un intellettuale eclettico e intelligente come pochi, uomo dal multiforme ingegno, scrittore, poeta, regista, giornalista, critico, borghese borgataro, omosessuale dichiarato e genio del dopoguerra, perché seppe fare ciò che oggi nessuno sarebbe più in grado di replicare o anche solo emulare.

Ornella Balsamo

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