Pubblicato il: 20 giugno, 2008

Morire di lavoro

Daniele SergeUn film di Daniele Segre
Con: Lavoratori e familiari di lavoratori morti nel settore costruzioni in Italia e le voci di: Ciro Giustiniani, Luca Rubagotti, Seck Bamba
Genere: Documentario
Produzione: I Cammelli S.a.s. Italia, 2008

Un viaggio in un’Italia oscura, balzata agli onori delle cronache solo dopo la tragedia della ThissenKrupp, un affresco sul mondo del lavoro irregolare attraverso i volti sofferti, ripresi in primissimi piani, dei protagonisti reali di storie di ordinaria illegalità.

E’ un ritratto del mondo dell’edilizia e dei suoi problemi più drammatici quali gli incidenti mortali, ma è anche un film sul lavoro, sull’orgoglio e l’identità del lavoro.” Afferma Daniele Segre “Sono convinto della sua utilità pubblica ed è per questo che utilizzo il cinema per stimolare l’attenzione su temi socialmente rilevanti sui quali occorrerebbe impegnarsi di più.”

Queste le motivazioni alla base degli 88 minuti nei quali si susseguono storie e testimonianze di morti bianche nei cantieri edili.

Ad ogni realtà in cui sono stato è dedicata una «puntata», c’è una parte dedicata alla Campania, una alla Lombardia, una al Lazio e una al Piemonte. Il tutto confluisce poi in un viaggio dal Nord al Sud, portando le testimonianze dei lavoratori come un richiamo ufficiale, affinché anche le più alte istituzioni dello Stato, dopo aver portato l’attenzione su un problema così drammatico, come ha fatto il presidente Napoletano, si assumano poi degli impegni per garantire un lavoro dove si esce di casa al mattino e si ha la certezza di tornare a casa la sera.”

Il film comincia con le note dell’Inno di Mameli, quasi a voler richiamare la legalità e il primo articolo della Costituzione, e si dipana attraverso le testimonianze di chi il caporalato, la logica dei subappalti al massimo ribasso, il lavoro irregolare, l’assoluta libertà nell’applicazione dei dispositivi di sicurezza, lincuranza delle norme le vive sulla propria pelle quotidianamente.

Le voci degli attori fuori campo ne introducono le tappe; resta nel cuore il suono delle parole di Seck Bamba: “In Africa diciamo che anche a un elefante basta un solo giorno per morire. Io non capivo cosa volesse dire. Qui in Italia ho capito che l’elefante ero io, e che per morire in cantiere mi bastavano solo due ore.

Morire di lavoro è stato proiettato per la prima volta il 12 febbraio alla Camera dei Deputati dove ha avuto un’ottima accoglienza ma “non sufficiente a far si che il film potesse avere una messa in onda attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo, la RAI” Dice Segre.

Eppure il progetto era proprio quello di avere una visibilità attraverso le reti televisive pubbliche e poi diventare uno strumento da usare all’interno delle scuole e in tutti i luoghi di lavoro, proprio perché al centro c’è questo tema di importanza fondamentale che riguarda tutti e non solo i lavoratori. “Non è stata solo RAITRE, la prima ad essere contattata, prima ancora che il film fosse realizzato,“continua il regista ma anche RAI Cinema che ha avuto modo di vedere il film l’11 gennaio 2008, un mese prima dell’anteprima alla Camera dei Deputati. Nessuno degli interlocutori ha espresso alcun interesse per il film e non sono mai stati precisati i motivi, solo silenzio. C’è da registrare altresì una promozione del film attraverso le reti RAI con servizi e interviste al sottoscritto.

Questa indifferenza, questo silenzio, dovrebbero far riflettere sulla grossa flessione che c’è tra la rappresentatività del servizio pubblico e la realtà, sulla mancanza di informazione e i bavagli che la costringono. Cliccando qui si può visionare il trailer del film; inutile aspettarne il passaggio in RAI perché lì non lo …vedRAI.

Carmen Mercuri

7 Responses to “Morire di lavoro”

Pagine: [2] 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 7
    raffaella mercuri Says:

    complimenti … nel corso degli anni non e’ per nulla cambiata la tua predisposizione per la scrittura.peccato che dimentichi chi muore dentro se stessi per altro…. tua sorella

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  2. 6
    luna Says:

    Beh, di persone che preferiscono i film di Vanzina a questi documentari sociali di profondo significato ce ne sono davvero tante, altrimenti i montaggi visivi (non si possono definire film) di Vacanze di Natale ed altra spazzatura cinematografica non farebbero così grande successo. Quindi la gente non dà più di tanta importanza a ciò che non passa, gli va bene ciò che viene passato.

    Ricordiamoci anche che esistono persone che negano gli orrori dell’Olocausto e quando interpretano quel momento storico asseriscono con cinismo: “Gli ebrei se la sono cercata”. Io non so se il commento sia stato ripreso per scherzo o severamente ma su certi temi scottanti l’ironia può essere fraintesa.

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  3. 5
    Bokk74 Dario Says:

    Carmen, guarda… devo dire: E io che mi stupivo della gente che credeva a Berlusconi! Redazione de Lo Schiaffo… Giuro che pensavo che il VOSTRO commento al mio fosse ironico… se non fosse stata Carmen a farmi notare che invece… non era così!
    PS Visto che siete cinefili, dovreste vedere il film “Giovani carini e disoccupati”, in cui la Raider non sa definire l’ironia…
    Siete Straordinari, vi adoro! E siccome, scherzi a parte, vi ritengo troppo intelligenti per non aver colto davvero il “paradosso”, mi è grato pensare che al contrario, abbiate caricato il mio commento del giusto sdegno ed indignazione.

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