Pubblicato il: 27 Febbraio, 2009

Musica e sordità

ascoltoDel resto, un cieco non può godersi un tramonto in montagna, se ne assapora la frescura, la brezza, e gli animali notturni che iniziano a cantare? Se si associano le parole “sordità” e “musica” vengono solitamente in mente due cose: “inutile” e “Beethoven”. La prima, anche se pensata in buona fede, è del tutto errata. I sordi amano andare a ballare in discoteca, ad esempio.  Ed è proprio il ritmo la chiave: esso è quella parte della musica, quel 50 % che si affianca alla melodia, che i sordi percepiscono, nonché la parte più intima e primitiva della musica, quella fatta di tamburi e percussioni e un pizzico di irrazionalità.

Ma senza lasciarci trasportare dal lato romantico della questione, vediamo molto brevemente cosa accade nel cervello di una persona sorda. Test scientifici condotti mediante l’esposizione di pazienti sani e pazienti sordi a delle vibrazioni sulle punte delle dita hanno mostrato come nei primi l’area del cervello ad essere sollecitata fosse quella tipica che elabora le vibrazioni, ma nei pazienti sordi si attivava anche la corteccia uditiva, preposta all’elaborazione dei suoni. Quella parte del cervello non cade quindi in disuso, semplicemente viene a svolgere una funzione diversa. Del resto sono note le straordinarie capacità di adattamento del nostro corpo a situazioni di svantaggio. Non è solo dalle orecchie, dai timpani, che si può sentire. I sordi, specialmente quelli dalla nascita, sviluppano capacità uditive in altre parti del corpo, come appunto nei polpastrelli. E in effetti i polpastrelli sono membrane di pelle, né più né meno dei timpani. Un neonato probabilmente sente il mondo anche attraverso di essi, dovendo ancora imparare a codificare gli stimoli che gli arrivano, e solo successivamente i polpastrelli perdono questa loro capacità per lo sviluppo di altri organi uditivi.

I bambini sordi traggono grandissimo beneficio dall’utilizzo della Musicoterapia, tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico a vantaggio del paziente. Il più grande problema delle persone che nascono o sviluppano questo tipo di handicap è il rapportarsi col mondo esterno, non avere punti di riferimento sul quale costruire la propria realtà. Attraverso il ritmo della musica si può insegnare a un bambino sordo a migliorare la propria condizione e la propria percezione dell’ambiente, ad aumentare la sua soglia d’attenzione e a migliorare i rapporti che andrà a costruire con altre persone. I sordi sono attirati dalla musica, e il più grande ostacolo che possano trovare non è la sordità, ma i pregiudizi dei parenti e persino dei medici. Del resto, quanti genitori sottoporrebbero il loro figlio sordo a sessioni di musicoterapia? La musica non è un patrimonio esclusivo di chi la sente con le orecchie, è un patrimonio per tutti coloro che la sentono.

Tomas Mascali

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