Pubblicato il: 8 Settembre, 2009

Mysterious Skin

Mysterious Skin_tomasmascaliVi sono film leggeri, divertenti, di intrattenimento, film che fanno passare un paio d’ore in serenità. E ci sono film che sono dei veri pugni nello stomaco: Mysterious Skin è uno di questi. Due storie apparentemente lontane, quella di Neil, giovanissimo e cinico “accompagnatore” per omosessuali, e quella di Brian, ingenuo e mammone ragazzo convinto di essere stato rapito dagli alieni. Sarà il finale, una storia raccontata da Neil con disarmante tranquillità, a unire i fili del racconto.

Un pugno nello stomaco, si diceva. E non poteva essere altrimenti, visto il tema trattato, e il coraggio, a tratti la sfrontatezza, che il regista Gregg Araki (già autore del controverso The Doom Generation) mette nel confrontarsi con esso. La pedofilia. Mentre abusa di Neil, il suo allenatore di baseball gli dice di “non farti mai dire da nessuno che quello che stiamo facendo è sbagliato”, e a Neil piace. Questa è sfrontatezza, o forse coraggio o forse stupidità, ma almeno è un modo diverso, forte, per affrontare la questione. Le scene forti non ci vengono risparmiate. Araki dice che ha girato tutte le scene che prevedevano violenze sessuali sui bambini senza far loro sapere il contenuto effettivo della scena, ma per lo spettatore il contenuto non è assolutamente nascosto, né implicito. Ci viene mostrato praticamente tutto, e non è uno spettacolo che lascia indifferenti, ci si sente quasi male. È sempre difficile stabilire il confine tra necessità e provocazione gratuita, ed è altrettanto difficile stabilire se il regista avrebbe potuto evitare di inserire scene che si spingono così in là, o se lo abbia ritenuto assolutamente necessario per comunicare al meglio il suo messaggio. Probabilmente nel mare di scontatezza e buonismo che avvolge molte pellicole odierne è meglio avere il coraggio di seguire fino in fondo una strada, ma ciò non toglie che qualche spettatore potrebbe rimanere disturbato da questo film.

Le interpretazioni degli attori si attestano su livelli discreti, e tra loro emerge decisamente il personaggio di Neil, interpretato da un promettente Joseph Gordon-Levitt che non ha paura di mettersi in discussione e di interpretare scene molto dure dal punto di vista fisico ed emotivo.

Controverso e violento, a molti non piacerà. E anche a quelli a cui piacerà metterà un senso di disagio che pochi altri film riescono a trasmettere. Sembra quasi il caso di chiudere gli occhi e di ripetere le parole pronunciate da Neil in un bellissimo monologo: “Volevo dire a Brian che tutto sarebbe andato bene. […] Speravo con tutto me stesso di poterci lasciare questo mondo alle spalle. Di levarci come due angeli nella notte, e sparire come per magia”.

Tomas Mascali

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