Pubblicato il: 18 novembre, 2010

Novità in materia di detenzione domiciliare

parlamentoApprovato dal senato, con il voto  favorevole del Pdl, Lega e Fli, e l’astensione del Pd, Idv e Udc,  in via definitiva il disegno di legge n. 2313 meglio conosciuto come  “ decreto svuota carceri” presentato dal Ministro della  Giustizia Angelino Alfano il 9 maggio del 2010, finalizzato  a porre rimedio al grave affollamento che investe tutte le case circondariali italiane. Ne beneficieranno quei detenuti  a cui mancano dodici mesi da scontare entro il 31 dicembre 2013. Il provvedimento prevede che i detenuti che devono scontare una pena detentiva non superiore a dodici mesi, anche se costituente residuo di una maggiore pena, possono chiedere ed ottenere dal magistrato di sorveglianza la misura alternativa, alla detenzione in carcere, della detenzione domiciliare presso la propria abitazione  o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, di seguito denominato “domicilio”. Ma il decreto oltre a disciplinare una nuova ipotesi di detenzione domiciliare diversa da quelle già previste dall’art. 47 ter e segg. della legge del 26 luglio 1975 n. 354, prevede anche significativi inasprimenti di pena per il reato di evasione di cui all’art. 385 del codice penale,  portando i limiti edittali di pena come segue: nel caso di cui al primo comma la nuova pena sarà da uno a tre anni di reclusione; nei casi di cui al secondo comma  la pena  sarà da due a cinque nell’ipotesi del  primo capoverso e da tre a sei nell’ipotesi del  secondo capoverso. Introdotta la circostanza aggravante 11 quater e cioè:” l’avere il colpevole commesso un delitto non colposo durante il periodo in cui era ammesso ad una misura alternativa alla detenzione in carcere”. La detenzione presso il domicilio non può essere concessa:  a) ai soggetti condannati per taluno dei delitti indicati dall’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;  b) ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale;  c) ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare, ai sensi dell’articolo 14-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, salvo che sia stato accolto il reclamo previsto dall’articolo 14-ter della medesima legge; d) quando vi è la concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga ovvero sussistono specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti ovvero quando non sussista l’idoneità e l’effettività del domicilio anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato.

Angelo Ruberto
(avvocato del foro di Lucera)

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