Pubblicato il: 27 Aprile, 2010

Oslo, è lastricata di statue

E sembrano gridare. Ma gridano poesia, poesia del niente. L’oblio.

Dentro la loro non scalfibile corazza di pietra e ferro battuto sembrano deformarsi e gridare il terrore esistenziale del vuoto che piomba sul porto, sulle sue strade di notte. Sono fantasmi impassibili che segnano il peso dell’esistenza umana, che si contorcono anche quando sono congelate in posizione composta e asettica, anche quando vogliono sorridere e pregare il mare con un grido strozzato. Un sigulto.

Anonima nelle sue vie, Oslo si infrange contro una bellezza impressionante che la circonda e che non le è concessa tra i suoi anelli. Le statue ne sorvegliano l’incolumità di fronte all’aggressione di quello che gli occhi e il cuore non potrebbero cogliere tutto assieme.

Vigeland Park, all’interno del parco Frogner, allo scadere della città, è la roccaforte di questi silenziosi guardiani che sfidano l’aria librandosi come farfalle pesanti restando in equilibrio sul ponte in granito. I loro bozzoli in gesso sono conservati nel museo Vigeland, ricavato dalla casa-laboratorio dell’artista. In quest’oasi il tempo si è fermato lungo il tracciato della meridiana zodiacale che media fra il cerchio della vita e il monolite di corpi in pietra, i secondi si dissipano passo per passo non appena si varca il portale in ferro. Da lì un invisibile scalpello e un silenzioso martello tolgono briciole al tempo, proprio mentre sfila la vita: giovinezza, adulti, anziani, nascita, morte. Il canovaccio delle stagioni si riconcilia con il principio vitale nella fontana di bronzo: il genere umano sorregge la vita, lo sforzo comune varia da età e vigore, come a segnalare l’ordine su cui si regge l’esistenza stessa che sboccia nei rilievi arborei di ferro e nei bassorilievi che descrivono le stagioni dell’uomo.

Poi si sale verso una scalinata di geometria studiata e da li si raggiunge il monolite, il corpo rostro in cui le linee rette si perdono nell’aggrovigliarsi convulso dei 121 corpi intrecciati. Dietro come ultima visione, la ruota della vita, la Livshjulet, una statua di sette figure umane che si rincorrono in cerchio. Dio con il suo principio di creazione, con il suo amore curvo, una storia che sintetizza l’intero parco, il suo andare dalla vita alla morte. E in tutta questa disperazione c’è gioia, c’è vita, c’è impulso sessuale. Schemi di rottura dell’anonimato. Il germe della vita.

Luca Colnaghi

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