Pubblicato il: 18 gennaio, 2011

Parlando di cinema hardcore

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In foto - Moana Pozzi
Catania. Un incontro con una persona che visse il periodo d’oro del cinema pornografico italiano e più specificatamente catanese, ci permette di ricordare frammenti cinematografici del passato – dato che oggi l’hardcore è più che mai incastonato nella convenzionalità e soprattutto, ha nuovi modi e nuovi mezzi per raggiungere l’utente. Il Signor B. – non sveleremo i dati personali dell’uomo, ma solo l’iniziale del cognome per tutelarne la privacy – lavorava negli anni Ottanta presso un’agenzia di noleggio e anche in diverse sale catanesi a luci rosse.

Come funzionava il mondo del cinema hardcore?

Dunque – tralasciando tutto quello che era illegale e privato e che nacque nei primissimi anni del ‘900 insieme al Cinema –  inizialmente non c’erano leggi specifiche sulla pornografia cinematografica, quindi, quando questo tipo di cinema cominciò a diffondersi, si giocava molto con la pellicola. Mi spiego. Prima e durante gli anni Settanta non esistevano ancora veri e propri film hardcore proiettati all’interno di una sala cinematografica. La pornografia viaggiava al confine tra la legalità e l’illegalità, così che le prime proiezioni furono possibili grazie a tanti film vecchi, in disuso, con visti di censura regolari: pagati i diritti SIAE, l’operatore si prendeva la briga di tagliare e incollare la pellicola del film per inserirvi le scene hard di provenienza estera. Così che, subito dopo un bacio tra due innamorati nella pellicola soft, zac! Taglio, ed ecco una scena hard in primissimo piano, completamente fuori dalla sceneggiatura e da ogni logica di trama. All’inizio erano solo i primi piani degli organi sessuali e del coito vero e proprio a riempire lo schermo; i filmati erano di provenienza francese, tedesca, ma soprattutto americana. La gente si precipitò nelle sale, molti non credevano ai loro occhi.

Fu un vero e proprio boom quindi.

Si, a quel punto la mia agenzia abbandonò il noleggio delle pellicole soft e si dedicò all’hardcore. Erano gli anni Ottanta, il cinema si trovava in crisi e il settore pornografico prometteva enormi guadagni per attori, attrici, produttori, noleggiatori e gestori. A quel punto il mercato era già avviato, si producevano veri e propri film porno, in 35 millimetri naturalmente. A Catania c’erano moltissime sale a luci rosse e il pubblico era numerosissimo: rare ma presenti le coppie di uomini e donne, la maggior parte si recava al cinema per vedere nudi integrali maschili sul grande schermo, infatti erano moltissimi e assidui gli omosessuali. Oggi sono sempre loro a frequentare i pochissimi cinema a luci rosse rimasti a Catania, ma non è più il film ad interessare lo spettatore, ma la possibilità di incontrare altri uomini al buio. Tra i più importanti cinema c’erano l’Olimpia, il Sarah, il Fiamma e il Sangiorgi che si prestava anche a spettacoli dal vivo. Una volta per esempio, sul palcoscenico del Sangiorgi Ilona Staller fece uno spettacolo live. Costò moltissimo, ma la sala era piena. La serata non ebbe un esito felice in quanto l’attrice iniziò a chiamare sul palco uomini del pubblico per rendere le sue esibizioni più vivaci e così, furono i carabinieri a concludere lo spettacolo. Il degrado assoluto, a mio parere. Moana Pozzi era una ragazza molto diversa, aveva stile e grazia. Non passò molto tempo che tante altre agenzie vennero fuori come funghi. I film si noleggiavano presso privati che producevano o che compravano i film in America. Successivamente, da Roma, i privati ci vendevano l’esclusiva per circa cinque anni. Ogni agenzia aveva così i suoi film, centinaia di film. Tutto ha un inizio e una fine, anche quest’onda si fermò e le agenzie che noleggiavano pellicole hardcore iniziarono a chiudere. La mia chiuse negli anni Novanta.

E oggi?

Oggi la pornografia è alla portata di tutti, tanti tabù sono superati. Per fortuna ci sono anche spettacoli dal vivo, come il burlesque, che mostrano ancora l’eleganza e il divertimento genuino di uno spogliarello senza volgari sbavature.

Elena Minissale

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