Pubblicato il: 23 luglio, 2011

Parola: l’arma più temibile

paroleParole, parole, parole. Nostro pane quotidiano di ogni giorno, non solo un modo per comunicare informazioni: quasi un peccato irrinunciabile, un piccolo piacere, un atto di lusso e lussuria nel modo tagliente con cui ci divertiamo ad usarle a volte. L’uomo è stato fatto per la comunicazione, sia che essa consista in un “vammi a prendere il pane” ad un più perfido “ehy, hai saputo che la vicina…”. Peccato solo che spesso non ci si renda conto della potenza e dell’impatto che esse possono avere su chi ci sta intorno: così, una piccola parola che ci è scappata senza pensare magari durante un litigio può essere recepita come un grave colpo per un nostro interlocutore. D’altronde, è nelle parole degli altri che ci confrontiamo e specchiamo ogni giorno: con quelle costruiamo l’immagine che abbiamo di noi stessi, e sono quindi collegate automaticamente alla nostra autostima e al nostro carattere, all’atteggiamento che abbiamo ogni giorno ed ai nostri modi di fare.

Spesso ci dimentichiamo, infatti, che la maggior parte delle tragedie che si consumano ogni giorno sotto i nostri occhi sono il frutto delle parole non dette o di quelle sbagliate: quelle cariche d’incomprensione tra una madre ed un figlio o quelle pungenti di un amico, un fidanzato o un gruppo su cui si vuole fare colpo. Il nostro piccolo mondo e la società che ci circonda troppo spesso dimenticano quanto possa ferire una parola di troppo: ed è proprio tra di esse che si celano tutte quelle strisce di polvere bianca, quei bicchieri di troppo, quelle cause di divorzio e quegli episodi di violenza di cui sentiamo parlare ogni giorno da cui scaturiscono le grandi tragedie di una vita intera. Ma oltre ai dialoghi che ci scambiamo quotidianamente ci sono anche quelli che hanno fatto la nostra storia: basti pensare che ai tempi dei romani essere un oratore era considerato qualcosa di enorme prestigio, in quanto il termine designava un uomo capace di manipolare l’opinione pubblica solo mediante la forza delle parole. Un compito troppo spesso sottovalutato, se consideriamo che se la storia non fosse stata costellata di queste figure nemmeno le dittature e gli stermini del ventesimo secolo avrebbero avuto luogo: in questi casi, le parole di pochi uomini hanno compromesso e strozzato la vita di moltissimi altri al punto tale che esse sono sopravvissute e giunte fino a noi andando oltre la vita di chi le ha pronunciate ed acquisendo una propria consistenza storica. In questo caso, i discorsi di pochi sono stati il braccio di intere nazioni, riuscendo a sconvolgere opinione ed idee di chi le ha ascoltate: più magiche e potenti di un sortilegio, insomma. E, a giudicare dalle buche che certe parole hanno lasciato sui campi di battaglia o nell’anima di chi ha le ricevute cariche di critiche e disprezzo si può proprio dire che esse possano essere peggiori delle bombe: l’arma più potente, incredibile, distruttiva, a basso costo ed alla portata di tutti ce l’abbiamo proprio in bocca.

Sara  Servadei

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