Pubblicato il: 23 Settembre, 2008

Pascoli: dalla sofferenza all’azione civile

Tutti noi ci siamo imbattuti, almeno una volta nel nostro iter scolastico, nelle poesie di Giovanni Pascoli. Proposte per lo più attraverso un’interpretazione semplicistica del suo autore, visto generalmente come soggetto remissivo e chiuso in una sorta di frustrata castità, le sue poesie vengono lette da anni nelle scuole e sono molto apprezzate per la loro apparente semplicità descrittiva. Nei libri di scuola però, spesso non si dice che il Pascoli sia stato molto di più e l’immagine presentataci risulta essere frutto di una serie di interpretazioni, guidate proprio da chi raccolse per prima le sue opere: la sorella Maria. “Mariù” infatti gestì il lavoro di riordino delle poesie purificando il più possibile l’immagine del fratello.

Ma chi dei più è a conoscenza del fatto che, l’abile poeta di Myricae, sia stato nel primo novecento un sostenitore socialista e che manifestando apertamente il suo malcontento nei confronti del ministro dell’istruzione dell‘epoca, arrivò addirittura a perdere per qualche anno l’indispensabile borsa di studio per mantenersi all’Università di Bologna? E chi di noi sa che egli prese parte ai comizi di Andrea Costa e finì in carcere ben cinque mesi per essersi dichiarato apertamente contrario all’arresto di un attivista anarchico? Certo nelle poesie è difficile rintracciare questi estremismi, anche perché effettivamente, Pascoli interiorizzò in un secondo momento la lezione socialista, accogliendone il messaggio propriamente più idealista: quello di umanizzare l’uomo! Il socialismo poetico di Pascoli, si tramuta così in un sentito sentimento della fratellanza, di necessità di divenire poeta-vate portatore di un messaggio per cambiare l’umanità giunta agli inizi del nuovo secolo.

Egli scriveva poesie per dire agli uomini“che oltre i mali necessari della vita e che noi, quali possiamo appena attenuare, quali nemmeno attenuare, vi sono altri mali che sono i veri mali, e questi sì possiamo abolire con somma e pronta facilità. Come? Col contentarci, Ciò che piace è sì il molto; ma il poco è ciò che appaga.” Con queste parole il poeta apre la raccolta dei Poemi Conviviali e spiega il nodo della sua poetica: inviare un messaggio di civiltà al mondo, che potrà rinnovarsi e migliorarsi abbracciando l’ideale della fratellanza proposto in termini concreti dal socialismo e dalla religione cristiana. Questo intento Pascoli lo rese nel linguaggio estremamente innovatore della sua poesia accostato  al gusto per personaggi ed immagini classiche, come quelle del mito e della natura, rivisitate tutte però con l’intento di portare all’uomo nuovo, il messaggio di speranza del socialismo umanitario:”la buona novella” e il suo inno di pace.

Eleonora Tosco

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