Invia 'Peppino Impastato: una vita spezzata, una lotta che continua' a un amico

Pubblicato da Fabio Migliore Il lunedì 12 Maggio, 2008 con 1 Commento

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  1. Brunello Fogagnoli ha detto:

    Non so, caro Fabio, quanti anni tu abbia oggi, ma io in quel tristissimo 1978 ne avrei compiuti 20. All’epoca ben tre giornali quotidiani nazionali uscivano dalle fila delle organizzazioni costituitesi in quegli anni alla sinistra di quello che, benché si chiamasse ancora Partito Comunista, tale non era più. Malgrado ciò, la notizia dell’eccidio di Peppino in un primo momento fu nascosta dalla grande stampa nazionale, poi fu stravolta e falsificata. Io militavo in Democrazia Proletaria allora e provai rabbia e dolore nel sentire cosa era successo a quel mio compagno sconosciuto e quanto si andava falsificando la realtà. Non bastò alzare la testa e urlare che la mafia e il potere democristiano erano gli assassini immondi che avevano tolto la vita ad una bellissima persona. Peppino fu infangato, e questo non va dimenticato e va rinfacciato a muso duro a chi oggi volesse fregiarsi di averne riconosciuto i meriti. No! a nessuno, se non ai suoi compagni di allora può essere accreditato questo merito. Perché se Peppino è morto assassinato è perché troppo pochi erano i compagni che lo avevano sostenuto dentro e fuori dalla Sicilia.
    Sono colpito positivamente da questo tuo ricordo, quindi, Fabio, anche se malinconia e pianto mi assalgono se ripenso a quel tempo, vissuto con energia e fatica, tanta da portare via allora la vita di Peppino e oggi quella di molti di noi che con Peppino e dopo la sua morte hanno, come me, continuato tenacemente a combattere capitalismo, sfruttamento, guerra e mafia.
    Se puoi, combatti come abbiamo fatto noi e se qualcuno di noi se ne andrà raccogli la sua eredità a donala agli altri.

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