Pubblicato il: 21 Giugno, 2010

Personale di Roberto Torrisi: “Da una solitudine verso un’altra”

Non si reputa un artista né un pittore Roberto Torrisi, eppure il pennello per lui rappresenta quello che per lo scrittore è la penna o per il ciclista la bici.

Nell’esposizione personale svoltasi a  maggio  dentro gli spazi della Galleria D’Arte “ Nuova Dinart”, a cura di Giovani Sollima (psichiatra presso la struttura CTA Oasi Regina Pacis di Motta Sant’Anastasia), Torrisi ha messo a disposizione del pubblico la propria anima attraverso una parte dei suoi lavori artistici.

Dalle sue pennellate si percepisce energia, passione, componenti costanti con cui si avvicina alla tela o alla tavola di legno. Profonde, incisive, quelle pennellate sono esiti di una ricerca spasmodica condotta con una disperazione quasi addomesticata. Ma Torrisi non si crede un artista, piuttosto dipingere per lui rappresenta una fuga poiché “per uscire da un carcere si può evadere con l’arte che è guarigione”. Nei suoi quadri spesso si nota la presenza di linee, di tratti che indicano una circoscrizione, una chiusura, accompagnati il più delle volte da aperture o da tenui prospettive in profondità. I colori si sovrappongono, non si amalgamano, restituendo all’osservatore la primitiva ferocia del tratto della pennellata dell’autore.

Roberto Torrisi - Il giaguaro

Non ci sono messaggi moralistici, Torrisi non vuole esprimere il senso del bene e del male; spesso nei suoi dipinti questi estremi si somigliano, si camuffano per lasciare spazio ad una libera interpretazione, poiché ognuno vedrà ciò che la propria lente interiore permetterà di vedere.

Così in Natività ad esempio si intravede un Gesù bambino fuori dagli schemi, lontano dalle tradizionali sembianze, un messia che non si sa cos’è e cosa sarà. Intuiamo solo che appartiene al mondo della natura, ma è simbolo del bene e del male nello stesso tempo.

O come Il Cristo che, se pur lontano da quello di un Gauguin senza guinzaglio religioso, ci pone davanti un uomo sulla croce, con il capo interamente declinato, gli arti quasi senza congiunture, un uomo le  cui proporzioni e la cui regolartià sono del tutto assenti, come se Torrisi volesse farci capire che Cristo potrebbe  anche non rappresentare quell’ideale di perfezione perpetuato da secoli da autentici e falsi predicatori.

E poi ci sono le fotografie, poche ma indicative di una condizione di inquietudine. Quelle scattate da Roberto Torrisi ci parlano della solitudine, della reclusione dell’anima e del fatto che per chi non ha molte scelte nella vita l’arte può rappresentare un piccolo passo verso la libertà.

Del resto per chi, come lui, vive ogni giorno con l’inferno dentro, l’Arte è l’unica via d’uscita.

Sabina Corsaro
In foto: da sinistra, un operatore sociale e alcuni pazienti del CTA Oasi Regina Pacis di Motta Sant’Anastasia; al centro Roberto Torrisi

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