Pubblicato il: 14 Agosto, 2010

Piano casa a Catania: finisce in rissa

6 Agosto, ore 20.  Il presidente della Commissione Urbanistica, Alessandro Porto del MPA, esce trafelato dalla sala Consiliare di Palazzo degli Elefanti. Fuori di sé, grida in faccia a Salvo Di Salvo, capogruppo in assemblea del suo partito: «Mi avete massacrato due emendamenti…».  Si discutono le modifiche al Piano Casa Regionale e l’MPA è il gruppo che conta maggiori assenze fra i banchi di un Consiglio comunale semideserto. I consiglieri presenti sono 19, il numero legale traballa fino all’ultimo. Di Salvo al momento del voto in Aula non c’è; il 7° emendamento va sotto per un voto, mentre l’8° viene bocciato per altri due. Prima che qualcuno calmi Porto, cinque sui nove emendamenti da lui presentati, a nome della Commissione Urbanistica, sono impietosamente respinti. Le modifiche della Giunta Stancanelli al Piano Casa del Governo Lombardo vengono infine approvate col contributo dell’opposizione: 14 voti favorevoli, 4 astenuti e 1 contrario evitano il recepimento integrale della legge regionale. Nella maggioranza la tensione resta alta. A finire sotto la scure delle assenze in Aula sono emendamenti definiti dall’Assessore all’Urbanistica e Vicesindaco, Luigi Arcidiacono, «rispondenti alla filosofia degli indirizzi di Piano dell’Amministrazione». Il 5°, in particolare, prevedeva incentivi al risparmio energetico nelle costruzioni, proposto come «prioritario rispetto all’obiettivo della sicurezza edilizia». Il 7° emendamento, la cui mancata approvazione ha fatto andare Porto su tutte le furie, contemplava un’eccezione a una modifica presentata dalla Giunta: avrebbe permesso ampliamenti edilizi fino a 100 mq. anche nelle aree destinate a sede stradale dal PRG Piccinato. Per la Commissione Urbanistica, insomma, niente da fare. Nel Piano restano i vincoli per San Cristoforo, Consolazione e Cibali e per alcune aree costiere come Ognina e San Giovanni li Cuti, già invase dal cemento oltre che dal traffico. I superstiti dell’assemblea cittadina si accontentano e vanno in ferie.

Enrico Sciuto

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