Pubblicato il: 26 Gennaio, 2009

Piccolo Teatro: Jeli il pastore

gianni_salvo_universitaTeatro come divertimento, gioco; intrattenimento sviluppato intorno a un nucleo primordiale di spazio, tempo e linguaggio. Questa è l’immagine di Teatro che Gianni Salvo -regista, attore e fondatore nel 1966 del Teatro Piccolo di Catania- trasmette agli studenti della facoltà di lettere dell’Università di Catania. Il passaggio dalle parole all’azione, da scrittura a trasformazione testuale, ribalta la figura umana in uno spazio privo di tempo, arricchendola di sentimenti e sensazioni visive. Il regista  mostra il dietro le quinte del suo ultimo spettacolo: “Il Pastore”; drammatizzazione della novella di Giovanni Verga, messo in scena ,dal 24 al 25 Gennaio 2009, al Teatro Piccolo. Il teatro famoso per gli oltre quaranta anni di attività, è oggi un’autentica realtà che, nonostante i diversi ostacoli riscontrati, continua a esistere e a sfornare  prodotti artistici dal sapore vagamente diverso, nuovo. La teatralizzazione di una novella o di un testo letterario è peculiare della produzione teatrale tra l’800 e il 900. Alla luce di questo, Salvo interagisce con i presenti, chiarendo la motivazione per la quale la scelta sia ricaduta su una novella di Verga e non su una più adatta opera teatrale dello stesso autore. “Lo spettacolo è una scrittura nuova in cui confluiscono i tanti materiali del teatro” sostiene il regista che insieme all’autrice, la professoressa Lina Maria Ugolini, ha reso la novella estremamente teatrale costruendola su tre livelli: Spazio, Tempo, Linguaggio.

jeli_pastore_spettacoloLa riscrittura  è dinamica e innovativa ma pur sempre rispettosa del senso che Verga dà al personaggio del Pastore, quale sublimazione dei sensi e dell’intera umanità. Nella resa teatrale della novella confluiscono due voci:  quella dell’autore, che opera una scrittura orizzontale nella società e nella realtà da essa vissuta, e quella della prof.ssa Ugolini, che pratica un taglio verticale tra lo scritto e la messa in scena con l’utilizzo classico della poesia. Tanto che, afferma Salvo “il teatro senza la poesia non è teatro”. La prof.ssa, in un continuum tra significati classici e nuovi obiettivi teatrali, aggiunge il valore della musica che, attraverso la trasposizione del testo dalla carta al palco, carica l’azione scenica di emozioni e umano trasporto. Gianni Salvo si diletta, insieme agli studenti, nell’analisi psicologica dei suoi personaggi, attraverso i punti cardine della sua visione onirica di teatro: gli attori, che coincidono con l’intera umanità, si muovono e giocano in uno spazio universale e infinito dotati di atemporalità,  provocata da un forte sentimento di esistenza. L’idea che “la scrittura fa la scrittura”, come afferma la Ugolini, seziona la riscrittura in tre momenti: lirico, dove la poesia è padrona dell’infinità umana; sociale, dove l’umiltà di Jeli -giovane pastore guardiano di cavalli- figura sconosciuta alla nostra realtà, si confronta con la vita sociale; tragico, ispiratore della teatralizzazione e massimo momento di catarsi. Nell’opera di Salvo, dunque, possiamo analizzare l’uomo divenuto tutt’uno con la natura e unità di misura di essa stessa. Scagliata con prepotenza in un presente tecnologico, la figura del Pastore rimette luce sui valori fondanti dell’esistenza umana, e si allontana dal crescente attaccamento all’inanimato, insito nell’uomo moderno. Un’opera che porta alla ricerca del nuovo essere umano e del senso in esso racchiuso, camminando sulle assi del sentire, a metà tra inferno e paradiso.

Valentina Oliveri
Daniele Palumbo

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