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Pirano, per guidare le navi stanche

Lasciandoci alle spalle il Golfo di Trieste e i confini nazionali si arriva nella terra irredenta, la regione litoranea che da Muggia porta a Sicciole, passando per gli speroni rocciosi di Pirano e Portorose.

Sono 40 km lungo la costa Adriatica che si percorrono con una piacevolezza insolita, nonostante il traffico che si può incontrare nei mesi estivi nel primo tratto dovuto al turismo balneare.

Da Trieste si prende il valico Rabuiese con la N. 11., poi il monastero benedettino di Ancarano.  Si incontra dopo poco Capodistria, mercantile di natura e veneziana per architettura. Attraverso un tranquillo paesaggio costiero segnato da ripidi versamenti di coltivazioni su terrazzamenti e villaggi arrampicati, si arriva a Isola, un tempo borgo di pescatori insulare, oggi collegato alla terraferma dal lavoro dell’uomo.

Una catena di colline arriva dolcemente al mare portando in dote un corredo di erbe aromatiche, mirti, allori e cipressi. Nella bella stagione la macchia è percorsa anche da vigneti e altre piante da frutto che colorano ad altezze differenti il panorama. Le case di sasso sono vicine tra loro, astuzia per difendersi dalla Bora, il vento che soffia freddo e forte da un est.

La strada per Pirano passa attraverso le ex saline di Strugnano, per poi affacciarsi ad una bella baia che assieme a quella di Portorose – separata da una strada più tortuosa – è una delle mete preferite dai turisti italiani, locali e croati (siamo ad un passo dal confine segnato dal fiume Dragogna).

Pirano occupa il promontorio tra i golfi di Pirano e Strugnano. Ha case addossate e dai tetti rossi, mura merlate e viuzze che si affacciano a piazzette. Un museo all’aperto diviso in due gallerie d’esposizione: Punta Madonna e Marzana. Una città da percorrere e scoprire a piedi fino alla piazza del Duomo, con il bel campanile sul mare che domina le vicinanze da una rupe. Il panorama che offre è unico: ad est il golfo di Trieste, a ovest il faro, alle spalle la campagna.

La vita lungo la costa è frenetica, il ritmo segnato dalle esigenze odierne del turismo. Continuando sulla N.11, ma allontanandosi dal litorale però si può riscoprire e assaporare la tradizione contadina dai ritmi decisamente più blandi e rilassati.

Ci si potrebbe inoltrare nelle prime avvisaglie di un panorama carsico completamente differente, ma il mare sa esercitare sempre un fascino ed un richiamo. Così sul mare restiamo. Ad osservare da lontano Trieste e le prime case del confine.

Luca Colnaghi