Pubblicato il: 10 Maggio, 2009

Poe: ironia horror, scienza e magia nera – pt1

poeRazionalità- L’ambiguità tipica della figura di Edgar Allan Poe emerge in tutta la sua evidenza nel momento in cui si considera il rapporto di questo autore, onorato e talvolta bollato dalla critica come “scrittore gotico”, con la scienza. Con demoniaca sapienza Poe crea nei suoi racconti una mistura di magia e razionalità che, probabilmente, costituisce il segreto del suo immenso fascino, un fascino capace di attraversare i decenni mai scalfito, alla stregua di un corpo mesmerizzato. La componente scientifica  nei racconti di Poe è più forte di quanto si possa immaginare: la visione, l’incubo, la manifestazione soprannaturale sono sempre filtrati dalla soggettività del protagonista-io narrante, dal quale l’autore prende significativamente le distanze e del quale il lettore può anche dubitare; un esempio lampante di questa tecnica si riscontra ne “Il cuore rivelatore”, racconto pregno di ironia già dall’incipit («E’ proprio vero! – nervoso – molto, spaventosamente nervoso, ero e sono ancora; ma perché dire che sono pazzo?») in cui il rimorso si tramuta in allucinazione uditiva; il soprannaturale è dentro di noi, sembra suggerirci l’autore, grande conoscitore  della psicologia dell’inconscio ante litteram. Altro esempio significativo è “La sfinge”, che ironizza sulla capacità della suggestione di tendere tranelli alla mente («Ricordo la sua particolare insistenza sull’idea che la principale fonte di errore di tutte le valutazioni umane risiede nella difficoltà di comprendere che le dimensioni di un oggetto possono essere sopravvalutate..»). Persino un racconto orrorifico come “La caduta della Casa Usher” simboleggia l’inconciliabilità tra razionale e paranormale, la fuga è l’unica reazione possibile di fronte all’inspiegabile: «Fu certamente per effetto di una forte raffica di vento, ma fuori dalla porta stava in piedi, avvolta nel sudario, la figura amata di lady Madeline Usher [… ]Da quella stanza e da quella casa fuggii terrorizzato». Esiste dunque un Poe razionalista e “scientista”? Senz’altro: come non ricordare i suoi racconti investigativi il cui protagonista, Dupin, è considerato il predecessore di Sherlock Holmes e rappresenta l’amore per la soluzione degli enigmi attraverso l’osservazione e l’indagine? O ancora, come collocare altrimenti opere come la cosmogonia di “Eureka” (che, se certamente dista anni luce dalla trattatistica scientifica modernamente intesa, può però ispirare un autore ambiguamente visionario e fantascientifico come H.P. Lovecraft) o gli articoli-burla come “The Baloon Hoax”? L’interesse di Poe nei confronti della scienza è dunque innegabile, ma sarebbe certo riduttivo non considerare anche il rovescio della medaglia, l’alter ego alcolizzato ed allucinato di Poe, la sua metà oscura insomma che, irrimediabilmente, costituisce il contrappeso speculare e necessario nella sua scrittura.

Ornella Balsamo

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