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[Prima puntata] Gianni Greco: la musica nel Medioevo odierno

22 marzo 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto - Gianni Greco
Cari lettori, Gianni Greco conduttore radiofonico, televisivo e autore di canzoni italiane celebri quanto misconosciute da molti giovincelli, ci concede l’onore di qualche appuntamento musicale, per rimembrare le cose buone di una volta.

Gianni, perché, negli anni ’60 e ‘70 vi era molta più trasgressione e oggi invece sembra che la censura abbia avuto la meglio? Da una parte ci sono i video (brutti e scadenti) di americani vari che fanno pop e house e tutta quella roba che si ascolta in discoteca oggi, dove ci sono donne rigorosamente belle, semi nude, che danzano al ritmo di una canzone e di una moda totalmente maschilista che le vuole vogliose sempre della stessa cosa in effetti; dall’altra, i testi delle canzoni italiane e non solo, sono privi di malizia sana e genuina, sono privi di Sesso buono, divertente e anche drammatico se si vuole. Sono privi di anima in sintesi. Perché oggi non c’è più nessuno che canta pezzi come Tu mi vai, Tommi, Un po’ gay, Comprami e così via?

Il tuo interrogativo assillante è pure il mio. Ne ho spesso parlato in trasmissione, anche recentemente. I tempi sono cambiati, ma non nel senso che potrebbe immaginarsi. Mentre la morale politica, economica e sociale va sempre più deteriorandosi (corruzione, interesse predominante, aridità e indifferenza generali) il moralismo di facciata, utile forse a qualcuno, aumenta a dismisura. In TV e sui giornali non si possono più nemmeno vedere i volti dei bambini, la gente è impregnata di balle come la privacy, la par condicio, l’ipocrita tutela dei minori, di fobie per le truffe spiattellate da Striscia la Notizia, di sospetti di pedofilia anche se accarezzi la testa di un bambino, di molestie sessuali estese persino alle parole, stalking, telefoni azzurri, rosa, di tutti i colori, telefonate di call center che ti bucano le palle, l’impossibilità ormai di comunicare con persone ‘vere’, la diffidenza verso tutto e tutti, le telecamere dovunque, le authority, i Moige, il riflusso di razzismo, la paura del diverso, la rassegnazione agli aumenti, l’omologazione sempre al peggio … Ho vissuto un’epoca in cui tutto questo non esisteva, o era solo sfiorato. La morale che un tempo ognuno si formava da sé o in famiglia, oggi è codificata sotto forma di leggi liberticide. Io ho condotto impunemente dei programmi pesantissimi alla radio negli Anni ’80 e ’90 che oggi non potrei più fare: mi beccherei una denuncia alla settimana, quando ne ho prese appena cinque in 25 anni … Nel 1981 ho potuto incidere ‘Tommi’ e ‘Donna più donna’, canzoni su gay e lesbiche, in cui si parla anche del ‘sessantanove’… Nel 1984 all’Ambrogino di Milano hanno accettato una mia canzone che oggi non farebbero mai cantare a un bambino: ‘L’elefante gay’. L’ha re-incisa nel 2005 Platinette, ma rimane l’unica canzone per bambini ad argomento omosessuale. Io non sono un gay, ma allora l’argomento mi incuriosiva, e nelle canzoni se ne parlava poco o nulla. Negli Anni ’50, ’60 e ’70 per assurdo la libertà era forse ancora più ampia. C’erano aneliti di nuovo e tanta speranza di risorgere dopo la guerra. E soprattutto i gretti moral-affaristi non si erano ancora organizzati. Può sembrare una conquista della civiltà questa sempre maggiore restrizione della libertà, in realtà è solo nuovo medioevo. Non sarà facile uscirne, ci vuole uno sconvolgimento … o molto, molto tempo. Quanto durò il Medioevo?

Oggi tutto quello che potrebbe definirsi “vintage” non piace ai ragazzi, non interessa, annoia, disturba; ma ci sono pochi che attraverso la rete soprattutto, cercano “altro” rispetto alle proposte scarse e scadenti del mercato. Credi che le ultime generazioni siano perdute nell’oblio dell’ineducazione verso l’arte e la bellezza? Oppure sto accennando a un cliché che si ripropone di generazione in generazione?

La musica che ascoltiamo. Perché un giovane va a ricercarsi le canzoni del passato? Perché vi trova più solidità, più idee, concetti espressi più direttamente. In un periodo in cui l’immagine prevale sulla qualità musicale e testuale si vanno a ricercare significati genuini frugando nel periodo in cui erano musica e testi a prevalere. Incredibilmente è molto più facile ricordare canzoni del passato, nate a volte prima ancora di chi le ascolta, che l’indistinta massa musicale odierna, che non lascia quasi traccia. Spesso mi chiedo come mai queste cantanti straniere siano tutte così belle, sexy, patinate, e pure fornite di buone voci (tutte uguali). E mi rispondo che quando tutto è bello niente è bello, quando tutti sono bravi nessuno è bravo, perché alla fine tutto quanto puzza di falso. Dopodiché dimentico sia il bel culo che l’inutile canzone, perché un culo è un culo al di là della qualità musicale, e quest’ultima se non mi lascia qualcosa non deve poi essere così buona. La sana ingenuità delle più esplicite canzoni di decine di anni fa sta alla musica odierna come un vecchio film di fantascienza low-budget sta a un costosissimo colossal attuale colmo di effetti speciali: il vecchio film non ti stanchi mai di rivederlo, quello nuovo ti ha talmente riempito i sensi più superficiali che rivederlo non ti va proprio. Ovviamente ci sono delle eccezioni, che però ormai nel nostro mondo musicale viaggiano sottotraccia, a livello YouTube magari, e forse è meglio che restino così, perché nel momento in cui l’industria discografica si appropria di un’anima pura poi la snatura a scopi commerciali. E, quel che è peggio, spesso le anime pure si lasciano snaturare, e molto volentieri. Non aspettano altro. Ma come dar loro torto in un mondo come questo?

Elena Minissale

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