Pubblicato il: 20 gennaio, 2011

Procura di Catania: parte la corsa per la successione

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In foto - Seduti sulla destra Giuseppe Gennaro e Carmelo Rizzo
Ad un mese dalla scadenza del mandato di Vincenzo D’Agata, si accende la corsa per la successione. L’attuale procuratore capo della Repubblica, infatti, lascerà l’ufficio al secondo piano di Piazza Verga il 28 Febbraio. I probabili successori, però, stanno già vivendo giorni decisivi per il buon esito delle rispettive candidature. A trarre il dado per la sfida è stata in questi giorni la polemica giornalistica. Nell’occhio del ciclone è finito uno dei candidati alla poltrona di procuratore, il magistrato della DDA etnea, Giuseppe Gennaro. Il sostituto procuratore di Catania, già presidente nazionale Anm e oggi titolare del fascicolo dell’inchiesta “Iblis” su mafia e politica, compare in una foto che in questi giorni ha fatto il giro del web e poi delle redazioni. A diffonderla, il giornalista di Rai News 24 e di “Libera Informazione”, Giuseppe Finocchiaro. Nella foto compare appunto Gennaro, seduto accanto al costruttore puntese Carmelo Rizzo, uomo finito successivamente sotto inchiesta per mafia. La foto fu scattata nel 1990 dalla moglie di Rizzo, in casa di un vicino dei due , a San Giovanni La Punta. In seguito, nel 1996 Carmelo Rizzo è stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare. Secondo l’accusa, Rizzo era prestanome e esattore del clan puntese dei Laudani. Il costruttore si diede però alla latitanza, finendo assassinato e sciolto nell’acido l’anno dopo. Per l’omicidio è stato condannato in appello l’anno scorso un uomo del clan Laudani. La foto, ripresa in questi giorni dal giornalista catanese Giuseppe Giustolisi su “il Fatto Quotidiano”, ha riacceso la polemica sul cosiddetto “caso Catania”. Tutto parte dagli esposti dell’ex procuratore del Tribunale dei Minori di Catania, Giovambattista Scidà, circa una serie di presunte omissioni registratesi in Procura negli anni 1995-2000. A quell’epoca risalgono i contrasti tra l’allora sostituto procuratore Nicolò Marino e il collega d’ufficio Giuseppe Gennaro. Il primo denunciava i presunti ostacoli frapposti al suo operato da Gennaro: tra tutti, l’indagine riguardante l’imprenditore puntese Sebastiano Scuto, sotto inchiesta per presunti legami col clan Laudani. La faccenda finì nel 2001 tra le audizioni della Commissione parlamentare antimafia, e in seguito costituì il contenuto di un’inchiesta della Procura di Messina. A carico di Giuseppe Gennaro, dell’ex procuratore capo Mario Busacca, e dei sostituti procuratori Carlo Caponcello, Amedeo Bertone, Ignazio Fonzo e Agata Santonocito, si ipotizzzò il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine finì però archiviata su ordinanza del GIP Maria Eugenia Grimaldi. Nelle carte, la Procura di Messina accertò l’estraneità di Gennaro alle accuse, in ordine agli elementi addebitatigli dai sostenitori del “Caso Catania”. Oggi, però, la faccenda ritorna d’attualità, visto che Gennaro è, assieme al procuratore generale in carica, Giovanni Tinebra, l’uomo più accreditato per la successione al ruolo di procuratore capo del capoluogo etneo.  Gli altri candidati sono: Vincenzo Serpotta, Salvatore Scalia, Italo Ghitti, Gaetano Siscaro, Giuseppe Geremia, Roberto Campisi, Amedeo Bertone e Katia Summaria. Il riemergere dei veleni sulle vicende di Piazza Verga sembra, comunque, dare più forza in queste ore a quelle forze del modo politico e della società civile che guardano con favore alla nomina di un esterno. La decisione del Csm sull’ufficio della Procura etnea è attesa per il prossimo luglio.

 

Enrico Sciuto

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