Pubblicato il: 3 Settembre, 2010

Pronti per un nuovo anno di precariato?

I precari della scuola di Catania non hanno mai mollato nel corso di quest’anno. Si sono riuniti al Provveditorato agli Studi di via Coviello nonostante la canicola, nonostante sia Agosto e vorrebbero tutti trovarsi altrove. Durante l’assemblea discutono, anche animatamente, sul da farsi: “Abbiamo poco tempo”, “Dobbiamo coinvolgere le famiglie…”, “…bisogna destabilizzare!”, “Non è possibile che i sindacati non si schierino in maniera chiara e concreta dalla nostra parte”.

Alessandro di Mauro, giovane insegnante precario, ci aiuta a fare il punto della situazione:

Proviamo intanto a tirare le somme dell’anno appena trascorso…

«L’anno appena trascorso è stato quello in cui il movimento dei precari, che rappresenta gli individui maggiormente colpiti dai tagli alla scuola pubblica – facenti parte del corpo docenti e del personale ATA – è riuscito ad alzare la testa e a coinvolgere anche i docenti di ruolo. Il momento più importante è stato lo sciopero degli scrutini di fine anno che non ha bloccato gli scrutini ma, essendo una forma di sciopero, li ha ritardati per tre giorni e l’idea è partita proprio da noi precari, appoggiati solo da alcuni sindacati di base. Nonostante il movimento dei precari sia stato quasi oscurato dai media, soprattutto nazionali, lo sciopero degli scrutini ha avuto parecchio successo ed ha dimostrato la vitalità del movimento dei precari ed il malcontento che innegabilmente serpeggiava da tempo in numerosi settori della scuola. Ora ci stiamo organizzando per far sì che l’anno scolastico non cominci regolarmente in tutta Italia, ci saranno tante mobilitazioni a livello nazionale e noi cominceremo proprio da qui, il 31 Agosto, con un grande presidio davanti al Provveditorato agli studi di Catania, mentre nel resto d’Italia si stanno organizzando tramite il web manifestazioni analoghe, abbiamo saputo che a Caltanissetta il CSA (Centro Servizi Amministrativi) è già stato occupato. Durante le nostre assemblee, che sono aperte a tutti, ascoltiamo e accogliamo le proposte di mobilitazione».

Cosa ne pensate dello sciopero della fame intrapreso dai tre precari di Palermo?

«Proprio negli scorsi giorni abbiamo diffuso un comunicato stampa a riguardo: da una parte esprimiamo solidarietà e comprensione per i motivi di questa protesta, sia a livello politico che personale, ma dall’altra abbiamo esortato questi lavoratori della scuola ad interrompere questa protesta pericolosa, sia perché pensiamo che la salvaguardia della salute venga prima di tutto, ma soprattutto perché pensiamo sia più utile e costruttivo lavorare con delle manifestazioni e con progetti a lungo termine, e non da soli. La lotta deve coinvolgere tutta la cittadinanza, è un diritto di tutti».

Durante l’assemblea si è spesso sentita ripetere la frase “Se a Settembre avremo la fortuna di essere chiamati dalla scuola”. Settembre è alle porte ma voi non sapete ancora se e quando verrete convocati?

«Quella del precariato è una condizione che esisteva e persisteva già dagli anni precedenti e prevedeva attese di lunghissima durata; prima della riforma Gelmini il precariato costituiva un cammino lento e faticoso ma comunque in discesa; adesso non solo la prospettiva finale della regolarizzazione è quasi completamente sfumata, ma non si ha più nemmeno la certezza di lavorare con le supplenze annuali che garantivano un minimo di continuità didattica e di sicurezza ai precari “storici” che da anni sono inseriti in graduatoria. Ma i precari fanno parte dell’ossatura della scuola e la loro mancanza all’interno delle scuola provoca anche numerose disfunzioni e non sono mancati casi in cui sono stati chiamati dei collaboratori scolastici per supplire in maniera quasi illegale la mancanza di un docente».

Cosa ci troveremo di fronte, quest’anno, al suono della campanella?

«Ci troveremo in una situazione ancora più precaria dopo tre anni di saccheggio della scuola pubblica: una situazione di palese illegalità perché molte classi contano più di 25 alunni, nonostante vi siano leggi che dicono esplicitamente che ciò è illegale; ci troveremo decine di migliaia di precari tra insegnanti e collaboratori scolastici che saranno completamente tagliati fuori dal mondo della scuola. Troveremo insomma delle scuole sempre più impoverite, con un’offerta formativa inferiore e ciò agevolerà le scuole private; anche per questo noi pensiamo che quello in atto non sia un progetto di risparmio – discutibile o meno – delle spese riguardanti la scuola pubblica e l’università, ma sia un progetto politico neoliberista, che punta a distruggere il settore pubblico per favorire direttamente o indirettamente quello privato».

Ornella Balsamo

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