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Quando la denuncia è “Acasadidio”

È terra bruciata, questa, estrema perferia milanese…Stabile vecchio, volutamente povero, per dare l’idea della penuria dei mezzi… angustia dell’ingresso, oscurità delle scale, lunghezza dei corridoio, locali tutti uguali… Non c’è una targa dignitosa, d’inverno non c’è riscaldamento… Tutto coerente, tutto dice: siamo un centro di volontariato.

Tratto dal romanzo Acasadidio di Giorgio Morale (pubblicato dalla casa editrice Manni nel 2009) il brano offre un’immagine nuova di Milano, diversa da quella che di solito siamo abituati a vedere o di cui abbiamo conoscenza. Immaginandola un centro di business e di grandi affari, una New York italiana, la città descritta da Giorgio Morale invece mostra strutture gremite di discrepanze, materiale logoro. L’angusto edificio nel quale è collocato il centro di volontariato  nel quale si svolge l’intera diegesi del romanzo non è altro che una metafora che ben rispecchia gli oscuri e ingarbugliati rapporti professionali che dentro si instaurano. I personaggi sono vari: dalla segretaria al Presidente, dall’operatore web alla coordinatrice; ognuno di loro  ha un suo passato. Attorno a questi personaggi sfilano i numerosi immigrati con i loro problemi., le loro esigenze. L’atmosfera che regna nel centro è fatta di stanchezza, frenesia, forzatura, estraneità, nei confronti di un lavoro che dovrebbe invece basarsi sulla comprensione, sulla cordialità, sull’immedesimazione. Nel romanzo vengono a galla le fuliggini che si accumulano negli angoli nascosti di un lavoro che solo apparentemente è rivolto ai bisogni dei disagiati. L’analisi dell’autore è precisa, dettagliata e ci lascia entrare concretamente nelle pratiche quotidiane di chi svolge quel lavoro, lasciandoci scoprire un mondo di corruzione, di guadagni facili, di assenza di entusiasmi. Ogni personaggio è un mattone, un tassello debole che tende a far vacillare l’intero edificio. Al di là di questa denuncia Giorgio Morale utilizza una scrittura prettamente letteraria, concedendo alla liricità ampio spazio, soprattutto nei flussi di coscienza di qualche suo personaggio. La vita e la morte si intrecciano simultaneamente dando dando vita ad antitetici surrogati di questi estremi primordiali: l’onestà e la frode,  la sofferenza e la gioia, l’amore e l’odio. Romanzo lucido, asciutto e psicologico per certi versi, scorrevole e piacevole da leggere. Una denuncia autentica, fatta attraverso un linguaggio aulico.

Sabina Corsaro