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Røros – viaggio a ritroso nel tempo

La città delle montagne la chiamavano, Bergstad, nessun’altra città in Norvegia si trovava ad alta quota come Røros, a 650m sul livello del mare. Ma lei le montagne le fagocitava, le ricreava  nascoste e segrete nel ventre materno roccioso della miniera.  Oggi che ha spento già le sue 350 candeline – e molte di più di dinamite  – si presenta ancora nel suo aspetto originario con due strade, Kjerkgata e Bergmannsgata che dividono gli edifici colorati a blocchi in griglie ordinate.

Case abbarbicate sul crinale di una collina quelle dei minatori. Un tempo scavavano il rame e la pietà, l’universale miseria era la loro miniera. Oggi Patrimonio dell’Unesco e luogo dall’atmosfera intatta. Vera reliquia, santuario del pittore norvegese Sohlberg Harald che ne dipinse cartoline e ritratti ancora oggi riciclati dalla grande matrice del consumismo turistico.

Siamo nel Gaulalen, un’antica città di 5600 anime, più quelle che riposano sulla collina dietro alla chiesa, che di notte spesso danzano di verde fatuo. Misteri della chimica organica ed inorganica qui convivono. Una città unica costruita unicamente in legno i cui edifici più antichi risalgono al 1700.

Terra di pionieri e cercatori di fortuna provenienti da Danimarca, Polonia, Germania, Svezia. Lì vicino sorge la più antica fattoria della zona, Aasen, costruita dal cacciatore Hans lsen Aasen, il primo a trovare il rame da quelle parti. La leggenda narra che il buon Aasen avesse appena sparato ad una renna che agonizzante mostrò la prima vena di rame.

È facile rivivere l’atmosfera di secoli fa da queste parti, basta lasciarsi catturare e trasportare. I centri turistici consigliano l’escursione a Olavsgruva, la miniera presso Kojedalen a 9,5 km dal centro cittadino. Due miniere, Nyberget e la miniera di Olav utilizzata solo nel 1936. Si va in profondità di 50 metri per una lunghezza di 500, dove l’aria e il buon Dio ci hanno messo un po’ di anni ad arrivare. L’uomo ne piegò la forza con il fuoco pagando a caro prezzo questa sua ribellione con molte vite umane e un rovinoso incendio che distrusse la città nel 1679.

Ma gli abitanti di Røros, per quanto nel ventre della terra non riuscissero sempre a vederlo, sapevano di avere il cielo dalla loro. Nel 1640 avevano costruito una chiesa, che ad oggi è la quarta più grossa della Norvegia per capienza, e l’aveva costruita proprio la società mineraria. In questi posti erano queste società a decidere più di Dio la vita e la morte, la fame e le malattie. La società fallì solo nel 1977 dopo 333 anni di attività, ma ormai la storia era cambiata.

Luca Colnaghi