Pubblicato il: 3 Novembre, 2009

Razzismo Democratico

razzismo democraticoTitolo paradossale, quello della raccolta di articoli e saggi sul tema dell’immigrazione che è stato presentato il 30 ottobre al Monastero dei Benedettini di Catania. La giornata è stata promossa dalla facoltà di Lingue e Letterature straniere nell’ambito di “Convenzione per la Pace” di Catania (Arci, Cgil, Chiesa Valdese, Circolo di lettura Communitas, Cope, Emergency, Fare Memoria, Libera, Lila, Mani Tese, Officina Culturale South Media, Parrocchia SS Pietro e Paolo, Pax Christi, Rettoria San Nicola L’Arena, Udi) e da Crac (Catania in Rete per le Attività Culturali). Il curatore della raccolta, Salvatore Palidda, ha spiegato che in un mondo fatto di “guerre umanitarie” e “democrazia da esportare” un titolo ossimorico come Razzismo Democratico sembrava il più adatto. Come sottolineato da Caterina Pastura e Antonio Pioletti nel loro discorso introduttivo, il libro presenta le sue tesi con molto coraggio, e senza cercare di confortare il lettore con punti di vista rassicuranti. Il filo conduttore tra i vari saggi, molti dei quali curati da sociologi e criminologi arrivati tutti alla stessa conclusione, è l’evidente processo di criminalizzazione del processo di emigrazione che è in atto ormai da tempo e che, con l’attuale governo, ha raggiunto picchi sconsiderati (anche se non bisogna dimenticare che già il ministro Amato, in gioventù paladino del garantismo,  sotto il governo Prodi aveva iniziato a parlare di necessaria tolleranza zero). Questo processo si sta verificando in tutti gli stati europei, ma c’è una cosa che li differenzia dall’Italia: mentre negli altri paesi vi è certezza del diritto anche per gli extracomunitari, in Italia vige la più completa discrezionalità, portando a una sorta di anarchia assolutamente deleteria. E si fa presto a citare delle statistiche palesemente falsate sui dati di criminalità e immigrazione. Ci sono tantissimi immigrati che lavorano per le grandi aziende del Nord e che per convenienza vengono del tutto ignorati, come fossero invisibili. È anche da considerare il periodo storico in cui si vive. Negli anni ’50, gli anni in cui ebbe inizio il grande boom economico, i fenomeni di delinquenza tra gli emigranti (ce ne sono e ce ne sono sempre stati, sia tra i regolari che tra i clandestini, inutile negarlo) erano diffusi quanto oggi, solo che allora faceva più comodo parlare del benessere che si stava diffondendo e dell’aumento di posti di lavoro. Oggi, nel periodo di crisi che stiamo vivendo, conviene porre l’accento su altri aspetti, e conviene anche indicare al popolo un nemico comune attraverso cui ottenere coesione sociale. Questo spiega anche i vari “periodi di odio”: oggi tocca ai rumeni, ieri è toccato ai marocchini, domani toccherà ai rom. All’inevitabile domanda “ma chi ci guadagna?”, Palidda ha risposto nel modo, ahinoi, più scontato. Poliziotti (si parla di bonus per chi compie il maggior numero di arresti, e Caterina Pastura ha sottolineato più volte il clima militarizzato che si respira in tutte le città) e politici: inutile specificare quale partito guadagna voti fomentando diffidenza e odio verso gli immigrati. Ha chiuso la serata la proiezione del cortometraggio “Nera – Not the promised land”, storia di un’immigrata nigeriana costretta nei primi anni di permanenza in Italia a vendersi per strada.

Tomas Mascali

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