Pubblicato il: 17 Aprile, 2009

Revisionismo e deliri: Moravia fascista?

moraviaNel labirinto mediatico in cui siamo soliti vagare ogni giorno in cerca d’informazioni utili ad accrescere la nostra cultura e la nostra personalità, può capitare d’imbattersi in uno dei tanti tranelli revisionistici che, in nome di questa o quell’altra ideologia politica o morale, pretendono di ribaltare verità e fatti storici assodati. È il caso di un articolo intitolato “Il fascista Alberto Moravia“, pubblicato su un blog in rete (http://caffenero.ilcannocchiale.it/post/2033083.html) nel quale si pretende di “rileggere” secondo una diversa chiave politica la figura di Moravia. Nell’articolo si sottolinea che Alberto Moravia era nipote di Augusto De Marsanich, deputato fascista ed importante esponente della R.S.I., ma la motivazione  principale che muove la tesi fa riferimento ad una lettera inviata da Moravia a Mussolini, nella quale lo scrittore chiede di poter riprendere l’attività professionale senza incorrere di nuovo in provvedimenti censori. Il tono avvenente, che si evince dalla missiva, unita alla “pesante responsabilità” di avere per zio uno dei dirigenti del partito, farebbero di Moravia uno scrittore vicino al fascismo, un ipocrita voltagabbana ingrassatosi durante il Ventennio e poi convertitosi all’ultimo momento, con sprezzante opportunismo, ai modelli ideologici delle fazioni opposte. Quando la volontà di rovesciare un fatto si scontra con l’evidente fragilità delle ragioni che la sostengono, si sente la necessità di una confutazione intransigente. Punto primo: ammesso e non concesso che i rapporti di Moravia con lo zio fossero cordiali e di rispetto reciproco, da questi potremmo davvero dedurre la vicinanza dello scrittore all’ideologia fascista? Non siamo in una tragedia di Shakespeare nella quale “le colpe dei padri ricadono sui propri figli” e saremmo quasi tentati di rispondere che Moravia era anche cugino dei fratelli Rosselli uccisi nel 1937 a Parigi da sicari fascisti, ma ci esentiamo dal farlo. Punto secondo: Moravia scrisse quella lettera al Duce per chiedere di poter riprendere la collaborazione con i giornali senza incorrere nuovamente in sanzioni. Dunque uno scrittore presunto fascista che supplica di poter continuare a scrivere sulle riviste controllate dal regime? Ci sembra quantomeno paradossale e irragionevole. Forse non serve nemmeno ricordare che la Polizia Fascista tenne un dossier dettagliato su Alberto Moravia dal ’34 al ’39 perché sospettato di cospirazione. Forse non serve ricordare che durante il Ventennio alcuni romanzi dell’autore furono sequestrati e ad altri non venne concesso il nullaosta per la pubblicazione. Senza perdersi in inutili quanto inopportune rivendicazioni dottrinali, prima di ri-leggere Moravia la cosa migliore da fare sarebbe leggere i suoi romanzi, gli unici documenti idonei per decifrare questa intricante personalità, la cui prosa semmai esprime una dolce anarchia critica che si sottrae alle catene dell’ ideologia preconcetta.

Aldo Nicodemi

5 Responses to “Revisionismo e deliri: Moravia fascista?”

  1. 1
    Pike Says:

    Ma che onore.

    Vede, io trovo curioso che di A.M. si dica sempre che è parente ( alla lontana ) dei Rosselli ma mai di De Marsanich , che per inciso non fu un “deputato fascista” ma un pezzo da 90 prima del PNF poi della RSI e poi uno dei fondatori del MSI .

    Ma di queste dimenticanze è piena la storia d’Italia.

    D’altronde non si dice mai che “Ossessione ” di Visconti uscì nel 1943 e che moltissimi intellettuali poi antifascisti si formarono durante il fascismo e furono fascisti spesso anche di un fascismo virulento e intransigente ( e antisemita) .

    Lei che è certamente una persona colta sa benissimo a chi mi riferisco e sa altrettanto bene che molti vennero folgorati sulla via di botteghe oscure.Carmina non dant panem.

    Se le mie tesi fossero così deboli, non avrebbe sprecato tempo a commentarle.

    Grazie per l’ospitalità.

    P.s. : il romanziere Moravia è sopravvalutato.Preferisco di gran lunga il dimenticato Malaparte e il mal tollerato principe Tomasi di Lampedusa.

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  2. 2
    Aldo Nicodemi Says:

    Salve signor… “Pike”,

    la ringrazio sinceramente per aver postato il commento al mio articolo e per darmi occasione di risponderle una seconda volta ribadendo le mie critiche alle sue tesi ed insistendo in questo mio masochistico “spreco di tempo”, come lei lo definisce.

    Andrò per gradi, rispettando l’ordine e rispondendo punto per punto alle sue osservazioni.

    1 – Riguardo le parentele: va bene, sì, ora, grazie a lei, sappiamo alla perfezione chi era De Marsanich. Ma il punto è un altro, mi conceda di ironizzare in maniera parossistica sulle sue tesi. Per inciso, se io domani venissi a scoprire – per assurdo s’intende – che il signor Alberto Moravia altri non era che… il figlio illegittimo del Duce in persona, beh, le dirò che io personalmente non cambierei affatto la mia opinione su questo scrittore, o meglio, sulle convinzioni profondamente antifasciste che i suoi scritti contengono e riflettono. La parentela con questo o quel personaggio, ribadisco ancora una volta, non può in nessun caso sancire l’ideologia di un artista.
    Questa, sì, lo ammetto, mi sembra una tesi debole e – mi permetta – con il rispetto che devo alla sua intelligenza, decisamente aleatoria e priva di significato. Non mi aspettavo che lei la ribadisse nel suo commento.

    2 – Ha ragione: la storia d’Italia è stracolma di “dimenticanze” riguardo le ipocrisie e l’opportunismo politico di alcuni artisti. Le “dimenticanze” di cui siamo consapevoli, però, non mi sembra riguardino nello specifico i legami di sangue degli artisti suddetti, bensì le loro biografie, epurate in maniera vergognosamente faziosa da una certa critica che, nel corso degli anni, ha tentato meticolosamente e sistematicamente di censurare alcuni – chiamiamoli così – “dettagli scottanti”. L’anarchico/comunista paladino della sinistra Premio Nobel Dario Fo ha militato (lui stesso, non suo nonno o suo zio) nelle file dei Paracudisti della R.S.I.? Impossibile da credere, eppure tutto vero. E di chi era cugino o nipote il signor Fo? Beh, francamente me ne infischio. Ancora una volta: non mi sembra che il caso di Moravia possa essere ascritto nell’elenco delle “dimenticanze”. E spero lei non creda che il successo di Moravia sia stato possibile “grazie” alla parentela con i Rosselli… Sa, anche in questo caso, per par condicio, il Machbet di Shakespeare risulta profondamente anacronistico….
    Il giudizio (politico ed artistico) complessivo, torno a ripetere, dovrebbe essere derivato ed argomentato ricordando, analizzando e tenendo sempre a mente gli scritti e le azioni di una persona, non il suo albero genealogico. Sa che Gramsci era nipote di un esattore delle tasse e sua madre proveniva da una ricca famiglia di propietari terrieri? Che facciamo, vogliamo scrivere un articolo intitolato “Il fascista Gramsci”?

    3 – Riguardo Visconti: le mie informazioni riguardo questo autore sono limitate, lo ammetto, così come ammetto – nonostante la mia personale passione per la settima arte – di non essermi mai approcciato in maniera profonda ai suoi film.
    So soltanto che all’uscita di “Ossessione”, nel 1943, niente popò di meno che Mussolini in persona, ne diede un giudizio positivo dichiarando: “Date senz’altro il via ad Ossessione del Visconti. Si tratta di un’opera nuova che ha un significato. Qualcuno, forse, protesterà. Ma non importa.” Certo, la mancata censura da parte del Regime Fascista dimostra ampiamente che “Ossessione” non fu percepito come l’opera di un comunista convinto, ma quel “qualcuno forse protesterà” dichiarato dal Duce, non permette certamente, per contrappunto, di considerare Luchino Visconti un regista d’ideologia destrorsa. Senza considerare che poi il famoso critico di regime Vittorio Mussolini (eh sì, le se illumineranno gli occhi… è proprio il figliolo di Benito…), alla prima del film pronunciò – indignato ed offeso dalla pellicola – la famosa frase “Ossessione? Questa non è l’Italia!”. Vede, per esempio, come anche due stretti parenti come Mussolini e figlio possano sorprendersi ad avere opinioni divergenti – se non diametralmente opposte – riguardo l’opera di un artista? Ah, a proposito di parentele e di ossessioni: non verrà mica a dirmi che Visconti era fascista perchè proveniente da una famiglia aristocratica?

    4 – Ultimo punto: Moravia scrittore sopravvalutato. Seppur in deciso disaccordo con questa affermazione, trovo profondamente rispettabile il suo giudizio estetico che – a differenza di certe affermazioni di natura revisionistica – nasce dal suo personalissimo gusto letterario che reputo, in ogni caso, stimabile e degno di considerazione, ma soprattutto estraneo alle argomentazioni di altro carattere che lei ha proposto nel suo articolo. Le confiderò una cosa: la stimo per questa sua avversione ai “voltagabbana” che tanto lei non sopporta. In questo, almeno, mi trovo in assoluta sintonia col suo pensiero. A tal proposito vorrei concludere questa mia arringa facendo alcune considerazioni su uno scrittore “dimenticato” che lei preferisce di gran lunga al “camaleontico” Moravia.
    Mi limiterò ad esporle alcuni considerazioni riguardo il suo amato, integerrimo ed irreprensibile signor Kurt Erich Suckert, al secolo Curzio Malaparte. Non per disonestà intellettuale, ma bensì per ragioni di tempo e spazio, mi limiterò a citare brevemente soltanto l’inizio e la fine della vita di scrittore di Malaparte, mettendo in rilievo i suoi rapporti con il Facismo, anche per porre in evidenza con maggiore effetto le manifeste incongruenze delle sue scelte politiche ed ideologiche.

    Dopo aver partecipato alla marcia su Roma del 1922, Malaparte fonda e dirige la rivista “La conquista dello Stato”, finanziata dal Partito Fascista. Fu, in quel periodo, tra i più accaniti sostenitori dell’intransigenza ideologica fascista e profondamente contrario alle posizioni moderate.
    Nel 1925 fu firmatario del “Manifesto degli intellettuali fascisti”. Poi, a causa di due volumi da lui scritti (“La conquista dello Stato” e “Vita di ‘Pizzo di ferro’, detto Italo Balbo”) viene arrestato dalla Polizia fascista e confinato nell’isola di Lipari. Per intercessione di Galeazzo Ciano, nel 1936 verrà poi trasferito a Forte dei Marmi.

    Tra il 1944 e il ‘ 45 chiede la tessera del Partito Comunista, richiesta accompagnata da uno scritto autobiografico sul quale Malaparte ripercorreva, attraverso il pensiero e le azioni, la sua formazione ideologica.

    Nel 1949 pubblica il volume “Pelle” destinato a diventare uno dei suoi libri più noti: libro anticonformista, blasfemo, antipatriottico, nel quale l’autore dimostra tutto il suo anticlericalismo e la sua lontananza dalle posizioni assunte durante il Ventennio. Il libro viene messo all’indice.

    Nel 1957, dopo una lunga malattia, si spegne Curzio Malaparte dopo aver ottenuto la tessera del PCI e quella del PRI. Poco prima di morire si converte al Cattolicesimo. Lascerà la sua villa di Capri alla Repubblica Popolare Cinese di Mao (gli eredi poi impugneranno il testamento).

    Parentele a parte, signor Pike, tacciare Moravia di esser stato un approfittatore e un voltagabbana credo sia quantomeno esagerato e sconveniente. Di voltagabbana però, ha ragione, ne è zeppa la storia d’Italia.

    La ringrazio per l’attenzione. Aldo Nicodemi.

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  3. 3
    Aldo Nicodemi Says:

    Errata corrige: il volume che causò l’arresto e la condanna di Malaparte s’intitola “Tecnica del colpo di Stato”, non “La conquista dello Stato”.

    Grazie, Aldo Nicodemi.

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  4. 4
    Aldo Nicodemi Says:

    Ah, chiaramente è Macbeth. Non Machbet

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  5. 5
    Pike Says:

    Vede Signor Nicodemi, concordiamo nell’odio per il tartufismo e per il trasformismo e il gattopardismo degli intellettuali italiani.
    Tra i sottoesposti perchè non organici metterei oltre Malaparte, di cui Lei ha citato la conversione marxista, anche Luciano Bianciardi e Beppe Fenoglio .
    Detto questo, io non trovo così secondario che tra i postulatori dell’antifascismo religione laica vi siano dei reduci di Salò , come il Nobel Dario Fo, oppure il Moravia.
    Magari a Lei non da fastidio che al “semiariano ” -usando una definizione in voga nell’epoca beninteso- sia passato indenne alle persecuzioni antiebraiche, verosimilmente grazie alla importante parentela con il De Marsanich , ma a me si.
    Che poi sia rientrato a Roma dopo la “liberazione” degli alleati senza che gli fosse torto un capello grazie alla parentele fasciste e che la sua fama sia derivante in fondo da un unico romanzo di pregio, “Gli indifferenti” appunto e che sia stato poi soppravalutato per la sua organicità alle sinistre, mi pare terribilmente discutibile.
    Si noti poi che altri due postulatgori dell’antifascismo religione laica, furono durante il ventennio robustamente fascisti : Elio Vittorini e Vasco Pratolini, per non parlare poi del regista Rossellini legato a filo doppio con il fascismo e poi regista di “Roma città aperta”.
    Sarà perchè per me la coerenza è un valore, ma io al posto vostro non farei conto sul valore intellettuale di tanti bei tomi che nel ventennio furono i primi a vestirsi in orbace e poi i primissimi a mettersi al servizio di Togliatti.
    Detto questo se a voi va bene, affari vostri.

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