Pubblicato il: 10 Ottobre, 2008

Revisionismo e libertà

Non se ne sentiva di certo il bisogno. Ma i nostri eminenti rappresentanti delle istituzioni non si fanno scrupoli. Nonostante i ripetuti richiami al superamento delle barriere ideologiche e alla condivisione del sentimento democratico, il dibattito sul Fascismo rivela ancora una profonda spaccatura politica e la difficoltà di una parte della destra italiana di prendere le distanze dal Ventennio. Dichiarazioni roventi e prese di posizione si sono alternate dopo le parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Dopo che il primo cittadino, in un’intervista al Corriere.it, aveva definito il Fascismo «non il male assoluto», ma un «fenomeno complesso» la cui fine è stata determinata «dal cedimento al nazismo e al razzismo biologico», Walter Veltroni, leader del PD ed ex sindaco di Roma, ha annunciato le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione del Museo della Shoah in segno di protesta.

Ma la polemica si è ravvivata in occasione del 65° anniversario della difesa di Roma dalle truppe naziste, dove il ministro La Russa ha voluto ricordare anche i soldati della Repubblica Sociale di Salò, che «dal loro punto di vista combatterono per la difesa della patria, opponendosi allo sbarco degli angloamericani». Dichiarazioni che hanno visto l’immediata risposta del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha definito i militari che rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò un «simbolo della Resistenza». Uno scontro istituzionale che risulta essere inutile, se non dannoso per il clima di tensione politica che già si è registrato a Roma negli ultimi mesi. Uno scontro che però invita a riflettere, proprio perché avviene a 65 anni dalla fine della dittatura fascista e a 60 anni dal varo della Costituzione repubblicana, fondata proprio sulla «Resistenza». Come ha poi successivamente affermato il Capo dello Stato, sembra che non tutti gli italiani si identifichino con la Carta costituzionale. È allarmante il fatto che proprio rappresentanti delle istituzioni, membri del Governo e delle amministrazioni, favoriscano quel sentimento di revisionismo storico che ha visto scatenare diversi episodi di intolleranza verso le minoranze e violenza di stampo ideologico.

Una situazione da addebitare anche ad una sinistra debole e troppe volte accondiscendente verso quei movimenti di estrema destra dalla natura antidemocratica. Ed ora alla disperata ricerca di identità e di consenso. Un tentativo che si presenta non tanto come un recupero del tratto fondativo della Repubblica italiana, ma piuttosto come una manovra di propaganda mediatica. Manovra che riduce l’antifascismo a mera scelta di campo, sminuendo il suo ruolo di valore condiviso.

Fabio Migliore

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