Pubblicato il: 30 Marzo, 2010

Riforma Brunetta, i dubbi degli avvocati

“La riforma è ancora in progress, vedremo l’impatto complessivo”, dicono l’Avv. Francesco Andronico e il giudice del Lavoro Roberto Cordio. “Dobbiamo comunque ragionare sull’efficacia delle soluzioni proposte e individuare i vuoti normativi”. Una dichiarazione di metodo, da due dei relatori, che riassume lo spirito dell’incontro di formazione organizzato il 26 Marzo dall’Ordine degli Avvocati e dal Centro di Studi e formazione in materia giuridica dell’Università di Catania. Nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere, affollata da un centinaio di professionisti, non sono mancate le critiche: “Il principio meritocratico di ‘Punizioni e Premi’, la logica del bastone e della carota, è il cuore della legge. Ma ciò che manca è la formazione, il rinnovo delle competenze”, lamenta Andronico. Gli altri relatori, il docente di Diritto costituzionale Agatino Cariola e Giuseppe Berretta, avvocato e deputato del PD, hanno promosso dell’impianto riformatore solo la sistematicità. Cordio ha esaminato le nuove regole per la dirigenza pubblica: “Il d.lgs. 27-10-2009, n.150 sottrae totalmente alla contrattazione l’organizzazione degli uffici, la definizione dei poteri e le responsabilità dei dirigenti”. E poi, le lacune: “L’assenza di una definizione di “Performance”, termine usato sessanta volte nel testo, e dei dirigenti apicali sono “un’occasione mancata”. Nel 2002, la Corte costituzionale bocciò le misure della Legge Frattini sulla decadenza dei dirigenti amministrativi fuori da rapporti contrattuali. Quanto alla possibilità di ricorso, offerta ai dirigenti in caso di licenziamento, “c’è l’indennizzo, non il reintegro”. Dubbi e riserve rilevanti sulle modalità della Class Action sono venuti dal Prof. Cariola: “Secondo il d.lgs. 20-12-09, n.198, il giudice amministrativo non deve rimettersi alla completezza del ‘petitum’, ma emanare direttive organizzative della PA; la Costituzione, al contrario, esclude il ruolo del giudice nel buon andamento dell’amministrazione”. Una Class action che, così formulata, si configura come “strumento di contrattualizzazione della PA, che rischia di risultare appannaggio dei soggetti forti”. Berretta ha ripercorso la vicenda parlamentare della legge, criticandola nel merito: “Sulla valutazione, presupposto per ‘premiare e punire’, c’è poco o nulla”. E sul controllo delle mansioni: “La valutazione proposta, fondata sulla performance individuale e non collettiva, è obsoleta”.

Enrico Sciuto

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