Pubblicato il: 20 Novembre, 2009

Salvate le donne americane

salvate le donne americaneL’America sembra così lontana da noi e dai nostri problemi, ma in realtà anche lì c’è parecchio di cui preoccuparsi. E’ di questi giorni la notizia che la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Obama è stata approvata dalla Camera dei Deputati e questo importante risultato è indizio che qualcosa si sta facendo. Ma prima di arrivare a garantire ad almeno il 96% degli Americani un’assicurazione medica si dovrebbe fare qualcosa per le donne statunitensi. Queste, infatti, in molti paesi, sono costrette a pagare più degli uomini se vogliono usufruire dei benefici dell’assicurazione sanitaria. Solo perché sono donne. Addirittura a Washington D.C. l’assicurazione può legalmente rifiutare una cliente sopravvissuta alle violenze domestiche. Oltre il danno, la beffa. E in altri stati la discriminante è il fatto che una donna abbia subito parti cesarei. In alcuni casi il gentil (e mazziato) sesso arriva a pagare fino al 48% in più rispetto ai coetanei “macho” men. Le cose vanno meglio nel New England, nel Massachusetts, nel Maine, nel New Hampshire e nel Vermont dove si cerca di trovare delle soluzioni che aiutino a ridurre i costi assicurativi e ottimizzare i rischi. Ma altrove le lobby assicurative non sono così compassionevoli. Le scuse per rifiutare o far pagare un prezzo superiore alle donne si sprecano: usano di più i servizi medici, soprattutto le giovani adulte, danno alla luce bambini e quindi costano di più; senza dimenticare che avere dei figli può causare futuri danni alla salute, come problemi di incontinenza che richiedono interventi chirurgici e quindi soldi. Non c’è bisogno di aggiungere altro per rendersi conto che si sfiora l’assurdità. Spesso ci si nasconde dietro le “condizioni pre-esistenti”: ad alcune donne viene rigettata la polizza se hanno subito violenze sessuali e domestiche perché sono entrambe condizioni pre-esistenti, cioè da mettere in conto quando si parla di donne, e che potrebbero riverificarsi. Altre assicurazioni si rifiutano invece di coprire i costi di alcuni servizi, come ad esempio, incredibile ma vero, il parto. Eclatante il caso di Peggy Robertson a cui è stata negata la copertura assicurativa poiché aveva subito un parto cesareo (considerato una condizione pre-esistente) e fino a quando non fosse stata in grado di dimostrare la sua sterilità, la compagnia non la avrebbe accettata come cliente. Servirebbero falcate, più che passi avanti nel sistema sanitario Americano e, perché no, anche un’assicurazione per difendere le donne dalle lobby assicurative sessiste.

Giuseppina Cuccia

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