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Sangue innocente sui banchi di scuola

5 giugno 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

“Oggi siete stati selvaggiamente colpiti, per la prima volta nella nostra pur travagliata storia unitaria e repubblicana, davanti ad un edificio pubblico nel quale vi stavate recando sicuri di essere protetti, per imparare a diventare cittadini.” Questo è un pezzo della lettera con cui il ministro dell’istruzione Francesco Profumo ha comunicato agli studenti delle scuole italiane la propria solidarietà dopo ciò che è accaduto a Brindisi lo scorso 19 maggio: all’istituto professionale Morvillo Falcone è morta, infatti, la sedicenne Melissa Bassi, vittima di un ignoto che, dopo aver piazzato tre bombole a gas sotto ad un cassonetto per la raccolta differenziata, ha deciso di stroncarle la vita e di stravolgere quella dei 9 feriti. E, di fianco alle ricerche del colpevole, si apre un interrogativo: le scuole, che dovrebbero essere solo i templi della cultura e dell’educazione, sono davvero sicure? Sicuramente, i 13 morti della Columbine High School, in Colorado, risponderebbero di no, e con loro anche i 24 feriti la cui vita, quel 20 aprile 1999, è cambiata per sempre. Gli autori, in quel caso, erano due ragazzi dell’istituto che si sono tolti la vita dopo la strage. Per non parlare dello studente sudcoreano suicida che, il 16 aprile del 2007, uccise 32 persone e ne ferì 29 all’interno della scuola superiore Virginia Polytechnic Institute and State University in Virginia. Un massacro più recente si è invece verificato a Rio De Janeiro, dove l’8 aprile del 2011 un 24enne ha fatto irruzione nella sua ex scuola media uccidendo 11 alunni e ferendone 20, prima di togliersi la vita. Per non parlare della strage di Beslan, avvenuta tra l’1 ed il 3 settembre 2004 nell’Ossezia del Nord (Russia). In quel caso, i responsabili furono 32 tra ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni che, nella palestra dell’istituto, sequestrarono 1200 persone, uccidendone 386 (di cui 186 bambini) e ferendone 730. Fa eco il Giappone: l’8 giugno del 2001, presso un istituto ad Osaka, un 37enne accoltella 29 bambini, uccidendone 8. Quattro anni prima, a Kobe, un 14enne aveva tagliato la testa al compagno di banco per esporla, poi, sulle inferriate della scuola. Del resto, nemmeno la Germania pare essere immune al massacro: il 12 marzo del 2009, a Winnenden, nella parte sud del paese, un 17enne  toglie la vita a nove studenti, tre insegnanti ed infine a se stesso. Un episodio simile era avvenuto presso il liceo classico “Gutenberg”, a Erfurt, dove un diciannovenne aveva ucciso, il 26 aprile del 2002, 18 persone di cui 14 insegnanti. Ma nemmeno l’Italia pre-Melissa è estranea a spargimenti di sangue in sede scolastica: il 6 dicembre 1990 un aereo militare si abbatte sull’istituto tecnico Salvemini a Casalecchio di Reno (BO). 12 studenti muoiono, 88 vengono ricoverati e ben 72 di loro riportano invalidità permanenti. Che si tratti di un attentato, una follia o un incidente, il succo della storia non cambia: l’innocente paga, e nel posto in cui meno ci si aspetterebbe.

Sara Servadei

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