Pubblicato il: 21 Novembre, 2010

Scavi di Elea: un altro sito archeologico a rischio

Gli scavi di Elea

Il crollo della Domus Gladiatori negli scavi di Pompei, oltre a scatenare una fitta rete di polemiche nei confronti del Ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, ha riacceso la discussione sul modo in cui l’Italia riesce a conservare e a preservare il proprio patrimonio storico. E purtroppo continuano a emergere situazioni non proprio limpide. L’ultima, in ordine di tempo, è quella che riguarda gli scavi di Elea, importante sito archeologico che si trova nei pressi di Ascea Marina, in provincia di Salerno. Tali scavi sono una testimonianze irripetibile della cultura eleatica che vede come massimi esponenti due filosofi greci come Parmenide e Zenone. Fu in questo sito, infatti, che il fondatore della scuola eleatica espresse i concetti della falsità del divenire, portandoci a credere che il movimento non esista e che tutto ciò che ci circonda non sia altro che un inganno dei sensi. È triste costatare come questo sito, oggi, sia praticamente dimenticato: non c’è un servizio d’ordine, non c’è un sistema di videosorveglianza che lo preservi da eventuali atti vandalici dettati dall’ignoranza. Le piogge torrenziali che hanno interessato la costiera cilentana in queste settimane hanno ulteriormente aggravato la situazione: l’anfiteatro è invaso dall’erbaccia e inoltre il fango e le foglie hanno creato una poltiglia che rende inaccessibile il sito in più punti. Ma non è finita qua: uno degli ingressi principali del sito, la Porta Rosa, che era il punto di congiunzione dei due quartieri dell’antica città di Elea, è sbarrato dalla presenza di un masso che ancora non è stato rimosso. Tutti sintomi di una scarsa attenzione e di una pessima manutenzione; ed è evidente che le visite ne risentano. Tanto è vero che, negli ultimi due anni, gli scavi di Elea hanno registrato un calo di presenze notevole: se nel 2009 si parlava di quasi trentamila visitatori, oggi questa cifra è nettamente inferiore, non raggiungendo neanche le quindicimila unità. Eppure il biglietto di ingresso costa solo 8 euro, ma evidentemente a scoraggiare la gente a visitare un sito di tale interesse culturale è il non volersi districare tra la melma e le erbacce, il non voler pagare per assistere alla morte della cultura e vedere come la natura si riprende i propri spazi.

Massimiliano Mogavero

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