Pubblicato il: 26 novembre, 2011

Scuola e disabilità: la parola ad un “Genitore Tosto”

stellagio2“La prima domanda che mi feci quando fui messo al corrente della malattia di mia figlia, è stata “Perché io ?” Ma se non fosse toccato a mia figlia sarebbe successo ad un altro bambino? Non lo so! A nulla serve saperlo, in quanto la vita è questa, l’unica cosa che so è che da quel momento sono cambiate molte cose, anzi tutto è cambiato…” Parole di Daniele Brogi, responsabile della sezione “Genitori Tosti in tutti i posti” di Pavia, l’associazione di genitori che, dal 2008, si è posta come obiettivi la tutela dei diritti, troppo spesso negati, e il miglioramento della vita dei propri figli disabili.

Daniele ha tre figli, un quarto in arrivo, e dal 14 settembre parla della propria esperienza in un blog, “Testata d’angolo”.

Come mai hai deciso di aderire a “Genitori Tosti”?

In questo cammino interiore di accettazione, dai risvolti fisici e psicologici, sono arrivato ad un punto di maturazione nel quale mi sono sentito pronto, anzi quasi desideroso di capire cosa vi fosse al di là della mia barricata mentale, così iniziai ad affacciarmi in una realtà associativa Nazionale.  Fu una bellissima esperienza quella di poter condividere la mia realtà con quella di altri genitori, i problemi comuni, le paure, anche il saper andare oltre… ma quando cominciai a chiedermi cosa offrisse quell’importante sigla sotto la quale ci riunivamo, affiorarono le prime delusioni, portate da un ambiente che, per assurdo, percepivo lontanissimo dalla mia realtà, dai miei problemi, dal motivo per il quale ero lì.  Il mio cammino interiore mi chiedeva altro,  per la mia bambina. Così  iniziai a nutrire l’idea di fondare un’associazione, per il semplice bisogno di poter operare per il bene e a garanzia dei bambini e delle loro famiglie. La mia attitudine alla condivisione dei miei pensieri, mi aveva messo in contatto anche con la fondatrice dei Genitori Tosti, la quale mi propose di entrare nella sua squadra. Alessandra mi ha reputato persona in grado di applicare i principi della sua associazione, dandomi carta bianca sulla gestione del territorio di mia residenza- la provincia di Pavia- con il supporto di un piccolo gruppo di genitori già aderenti alla stessa, ed è stato bellissimo riscoprire la genuinità di un gruppo di persone operanti unicamente per il bene dei bambini, senza vincoli territoriali, politici, ideologici. Così si è aperta la sezione dei Genitori Tosti di Pavia.

Quali sono le difficoltà che più frequentemente incontri nelle scuole?

Nelle scuole il maggior problema è la radicata “ignoranza” sull’argomento, accentuata dalla delega della gestione dei parametri integrativi ad una sola persona, responsabile degli insegnanti di sostegno: ruoli nei quali spesso vengono ritagliate ed applicate versioni interpretative e accomodanti dei reali parametri da rispettare. Questa situazione è oltremodo accentuata da dirigenti scolastici a volte in deroga, ormai quasi tutti gravati dalla gestione di interi Circoli Scolastici, ragion per cui rimandano tutto a quest’unica figura.

E le iniziative promosse per i ragazzi disabili?

La mia concezione di iniziative per i ragazzi disabili, all’interno di un’associazione che come specificato non gode di strutture fisse, sta nel lavorare per la serenità della loro famiglia, creando un ambiente dove genitori e ragazzi possano non sentirsi soli, organizzando cene, feste, momenti di aggregazione. Così come l’affrontare con la stessa attenzione e peculiarità i problemi di ogni singolo genitore o ragazzo, come si farebbe nei confronti del proprio figlio.

Quali potrebbero essere, secondo te, le soluzioni da adottare per rendere la situazione scolastica più idonea per i bambini o i ragazzi disabili?

Per rendere l’ambiente scolastico più idoneo ai nostri bambini, basterebbe semplicemente rispettare quanto stabilito dalle leggi vigenti. Niente di più semplice. Il difficile sta nella metodologia con la quale contrastare la diffusa superficialità e il bassissimo scopo lucrativo delle istituzioni chiamate in causa, le quali trovano sempre più spesso comuni accordi per non gravare il bilancio, piuttosto che piani collaborativi oltremodo già previsti, quali i GLH, affinché ci possa essere sviluppo e integrazione dei bambini con disabilità.

Nello specifico è questo uno dei nostri principali parametri d’intervento. Si esige dagli istituti scolastici frequentati dai nostri genitori, il rispetto delle leggi, con tutti i processi integrativi spesso omessi da decenni.

Mariangela Celiberti

 

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