Pubblicato il: 9 Dicembre, 2009

Se i carabinieri picchiano senza ragione…

Se_i_carabinieri_picchiano_senza_ragione...Ancora una volta ci troviamo a dover ascoltare e poi raccontare incresciose storie di pestaggi e di soprusi da parte delle forze dell’ordine. Evidentemente, non è bastata la triste vicenda di Stefano Cucchi per far balzare un moto d’orgoglio nell’opinione pubblica e nelle forze armate. No, perché la storia, inesorabile, si ripete. Stavolta la vittima si chiama Marco De Santis di Ospitaletto (BS), un trentenne parzialmente invalido che attualmente si trova agli arresti domiciliari. Il suo lento declino inizia il 25 Febbraio 2009: dopo una lite con sua moglie (solo verbale, giura l’interessato), Marco si ritrova in casa i carabinieri che lo invitano a seguirlo in caserma. Neanche il tempo di superare il cancello di casa, che il giovane viene spinto a terra e ammanettato. Arrivati in caserma, i carabinieri continuano l’opera di pestaggio, sotto gli occhi increduli della povera madre di Marco che grida di dolore per i soprusi subiti dal figlio. Poco dopo, accortisi delle condizioni in cui avevano ridotto il ragazzo, i carabinieri lo portano in ospedale, non prima però di suggerirgli di dire che si era fatto male cadendo dalle scale. Marco, impaurito dalle minacce e dalle percosse subite, decide di ascoltare “il consiglio” e di non rivelare al medico cosa fosse effettivamente successo. Finita la visita medica, il giovane viene condotto nuovamente in caserma; qui gli fanno le foto segnaletiche e gli prendono le impronte digitali, prima di esser trasportato al carcere di Canton Mondello (dove continua a esser maltrattato da un agente della Polizia Penitenziaria). Viene interrogato e processato: è accusato di maltrattamenti alla moglie e aggressione alle forze dell’ordine; il giudice prima conferma gli arresti, poi decide di concedere la libertà con obbligo di firma. La storia, però, non finisce qua. Qualche mese dopo, infatti, dopo essersi fermato al bar con un amico, viene fermato dagli stessi carabinieri che lo avevano pestato. Gli fanno l’alcool test e Marco viene trovato positivo. Risultato: patente sospesa per 6 mesi. Uscito dalla caserma, accompagnato dal padre, il giovane si rende conto che la sua automobile era irriconoscibile: sedili smontati e appoggiati fuori dall’auto, oggetti sparsi dappertutto e documenti strappati. Piangendo, ritorna a casa. È caduto in depressione, ha provato a togliersi la vita, ma per fortuna non c’è riuscito. E adesso, vuole combattere. Ovviamente, non abbiamo potuto ascoltare i carabinieri e conosciamo solo la versione del giovane. Però, c’è un referto medico che testimonia le percosse, la madre di Marco ne è testimone oculare, mentre il padre ha potuto vedere come era stata ridotta la sua auto. Qualcuno riuscirà a far chiarezza?

Massimiliano Mogavero

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