Pubblicato il: 10 luglio, 2012

Se ti abbraccio non aver paura

Se-ti-abbraccio-non-aver-pauraNon c’è una vera meta in questo viaggio tra gli Stati Uniti e il Sudamerica. Oppure sì, ma non ha a che fare con una città, una nazione, un paesaggio. Franco e Andrea, padre e figlio, nell’estate del 2010 trascorrono tre mesi tra Miami, New Orleans e Los Angeles, passando per Acapulco e Panama fino ad arrivare in Brasile. Ciò che nasce dal racconto delle loro avventure  non sono solo immagini di una lunga vacanza: sono pensieri e sentimenti per un ragazzo autistico e la sua grande capacità di stregare chi lo incontra.  Sono riflessioni di un padre che ama incondizionatamente il proprio figlio. È una forte voglia di “perdersi”.

Ad Andrea viene diagnosticato l’autismo all’età di tre anni. Ma cosa si sa, concretamente, su questo disturbo? Franco non la conosce: non ne sa proprio nulla, all’inizio. Ma Andrea è una forza che coinvolge l’intera famiglia. Ad Andrea piace toccare la pancia alle persone che incontra. Piace fare a pezzetti i fogli di carta. Andrea comunica principalmente attraverso il computer, scrive frasi sulla vita, sull’amore, sull’autismo: parole intense che Franco conserva. Il loro viaggio, così particolare, alla scoperta di volti e occhi nuovi- nonostante spesso, purtroppo, l’autismo non conceda la possibilità di abbandonare il proprio “ambiente”- si rivela l’occasione per avvicinare due mondi. Oltre a paesaggi incantevoli e personaggi  improbabili, tra le pagine di questo libro ci sono le emozioni. Vere, quasi palpabili. Quelle emozioni che toccano sia chi vive con un figlio, un fratello o una sorella autistici, sia chi invece non ne ha alcuna esperienza. Perché in fondo non c’è granché da spiegare o da capire di fronte all’amore che vorrebbe risolvere tutto, mettere a posto tutto, dare tutto quello che si può e anche di più.  Cosa si può aggiungere al tentativo dolce e terribile di sgretolare un muro, seppur piano piano? Grazie ai pensieri e alle parole di Franco, raccontate in modo semplice ma efficace dallo scrittore Fulvio Ervas, possiamo anche noi viaggiare con loro e imparare a guardare oltre. Oltre la “normalità” e la “diversità”, concetti talmente banali da non racchiudere, alla fine, alcun significato.

 

Mariangela Celiberti

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