Pubblicato il: 29 marzo, 2011

[Seconda puntata] Gianni Greco sul Casto Divo e zozze rimembranze live

gianni-greco-tommiImmanuel Casto un giovane cantautore italiano di genere Porn Groove (all’interno del quale lui stesso si colloca), potrebbe essere una nuova stella che mischiando ironia, trasgressione, pornografia, pop e disco, sia in grado di ravvivare i colori del panorama musicale italiano. Gianni, cosa pensi di lui?

Ti dico la verità, a me quel Casto non piace proprio. Mi sembra un provocatore mancato, un derelitto De Andrè de noantri. Ecco, Fabrizio era un vero provocatore, e non aveva bisogno di basso porno per esserlo. Io quel tipo di canzoni lo vedo meglio come una gioiosa espressione popolare, magari in vernacolo, se necessario. Lo dico a ragion veduta, dato che ne ho scritte a decine. Io le chiamo canzonerchie, neologismo contenente la parola ‘nerchie’, sinonimo di ‘cazzi’. Altre mie espressioni musicali (in questo caso alquanto sgangherate) sono le serenatiche, sorta di sboccatissime serenate da improvvisare al telefono a sconosciute interlocutrici di cui si conosce solo il nome. Non ho mai inciso alcuna delle mie canzonerchie, le ho usate esclusivamente in centinaia di spettacoli dal vivo coinvolgendo il pubblico in un esaltante sfogo collettivo. Alcuni titoli: ‘Viva la fica!’ (il titolo dice tutto), ‘L’ha fatto nocciolo’ (triste storia di un rapporto anale in cui la coppia resta attaccata), ‘Becerocche’ (un rock becero), ‘L’Emma Iala’ (ritratto di una donna non molto fedele), ‘Merdosetta’ (lei è carina, ma caca continuamente), ‘T’ha’ la mamma bucaiola’ (invettiva contro una che non la dà), ‘Un po’ di topa’ (richiesta di passera anche di seconda mano), ‘La Pornoteresina’ (versione porno di una canzone tradizionale toscana) ecc. ecc. Come vedi non sono alieno dallo scrivere roba spudorata, ma preferisco inserirla in contesti di allegria, di divertimento magari un po’ grassoccio, ma assolutamente privo di morbosità, fatto per la gioia dello stare insieme. In Toscana abbiamo uno spirito molto ‘a presa di culo’, e il turpiloquio fa parte della tradizione. L’unica cosa che rifiuto dell’uso comune è la bestemmia, che ritengo poco fine. Il Casto presenta testi fin troppo leggeri, per la verità, sorretti oltretutto da una musica di scarsissimo spessore. La presunzione poi di atteggiarsi a cantautore di tipo intellettualoide in certi casi lo rende un po’ ridicolo, anche se gli si può riconoscere una dose (ma minima, perché irrisolta) di ironia. Già nelle antiche ‘osterie’ si ritrovano tutti i temi che lui tratta con assai meno impatto (‘Osteria numero uno / nel convento un c’è nessuno / ci son solo preti e frati / che s’inculano beati…’). So benissimo di essere un autore di ‘canzoncine’, e non pretendo di ergermi a giudice di alcuno. Non essendo mai uscite le mie canzoni più belle (tra cui una splendida ‘Sessantanove’ dei primi Anni ’80), quel poco di mio che esiste fuori non mi permette di pontificare. In queste righe ho espresso solo un parere personale contestabilissimo.

Non hai mai pensato di fare un album di canzonerchie e serenatiche?

La gente mi chiede continuamente di fare cd con le varie mie produzioni: telefonate, sigle radiofoniche (ogni anno ho scritto una vera e propria canzone che ho cantato dal vivo all’inizio di ogni puntata giornaliera), canzonerchie, persino serenatiche… Ma io sono piuttosto pigro, e aspetto sempre qualcuno che faccia il lavoro per me. A tavola apparecchiata mangio, altrimenti sto anche a digiuno. E siccome nessuno apparecchia, resto con la fame. Però per i posteri qualcosa dovrei proprio fare…

Elena Minissale

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