Pubblicato il: 1 novembre, 2010

Sezione L’Altro cinema – Extra: John Landis al festival di Roma 2010

Una scena del film: "The Blues Brothers"

Dimentichiamo per un attimo la disorganizzazione del festival non appena è entrato in sala John Landis, regista di Slok, Ridere per ridere, Animal House, The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra e tanti altri. L’incontro è stato organizzato secondo un alternarsi di videoclip che raccolgono le scene più intense dei suoi film e, una serie di domande a cui il regista ha risposto quasi sempre ridendo. John non è comunque molto soddisfatto del montaggio dei clip, perché sono stati realizzati senza tener conto del contesto e, sorridendo, tuona che non potrà mai perdonarci per quello che “noi italiani” abbiamo fatto al suo Animal House: all’inizio della celebre scena della mensa, in cui John Belushi riempie il vassoio e la bocca di cibo, in sottofondo c’è Wonderful world di Sam Cooke, ma allora, in Italia non c’erano i diritti per questo brano (e anche per altri sette del film), così, senza dir nulla a John Landis, la Universal cambiò la musica di sottofondo nel DVD italiano, rovinando completamente la scena. Landis lo scoprì per caso, troppo tardi. Questo non vale per la videocassetta (che manteneva i brani originali). A proposito di questa scena, è sorta un’altra domanda: quanto improvvisava Belushi? Landis: “Io non ho mai permesso l’improvvisazione; oggi và di moda a Hollywood, ma si tratta sempre e comunque di attori che sanno già cosa si apprestano a fare, come ad esempio Christopher Guest. Nel caso di Belushi, beh, io gli dicevo cosa fare e lui aveva quel volto così incredibile! Aveva la capacità di dare moltissime informazioni, contemporaneamente, attraverso le espressioni del suo volto.” La domanda che segue è forse un po’ pedante e dozzinale, ma Landis risponde in modo molto asciutto e lapidario: “No, non ci sono misteri sulla morte di John Belushi. La sua morte è stata molto chiara. Era un tossico. Si tratta di dipendenze chimiche; queste persone purtroppo devono aiutarsi da sole, o si sopravvive o si muore. Si tratta dello stesso discorso sulla religione, la gente non riesce ad accettare che si muore e basta. Non ci sono misteri. John si è assassinato, la colpa non è di nessuno, è dura da accettare, ma è così. Perché tutte queste macchinazioni? La gente è disposta a credere qualsiasi cosa, basta dirgliela”. Seguono sequenze di Thriller con Michael Jackson e la domanda per John è: “Quali sono le regole fondamentali per far delle cose molto singolari, come quelle che ha fatto lei, filmando gente che balla e canta?”. Landis: “ Prima di tutto è necessaria una buona canzone, perché anche le riprese più singolari saranno insignificanti se la canzone è brutta. Filmare persone che ballano è molto interessante, ma non sempre i ballerini sono bravi. Dunque, farò due esempi per esser chiaro. Nel caso di Michael Jackson ho potuto fare quasi la totalità delle riprese filmandolo dalla testa ai piedi, perché Michael era un formidabile ballerino e quanto la visibilità era maggiore, tanto la sua bravura brillava. Il caso di Richard Gere in Chicago è diverso, lui fa schifo come ballerino, così la camera non lo prende quasi mai per intero, sarebbe stato terribile e noioso”. Tema affrontato e molto interessante è la cosiddetta “tecnica del dopo”: l’illusione cinematografica è più efficace quando i trucchi adottati sono semplici; Landis in moltissimi suoi film ha studiato mille modi per nascondere o sistemare o realizzare cose che oggi si fanno con il digitale, al computer, in post produzione. Landis: “ Fare le cose come un tempo, aguzzando l’ingegno e sfruttando la creatività, è una tecnica che si sta perdendo per via della pigrizia. E’ un peccato. Oggi si gira qualsiasi cosa, senza risparmio o ricercatezza, perché un calcolo matematico sistema tutto; io preferisco avere un buon cineoperatore e usare il cervello”. Il suo nuovo film che è stato presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma 2010 è Burke and Hare, due eccentrici assassini che avviano un commercio di cadaveri per la facoltà di medicina di Edimburgo nel XIX secolo. “Questo film”, dice Landis, “è un tentativo di fare una commedia vecchio stile, vicina ai film degli Ealing Studios. I personaggi del film sono orribili, ma ho creato intorno a loro una commedia romantica”. Non si può comunque tralasciare il succulento racconto di John Landis a proposito dei suoi albori:  “Nel film Io sono Valdez, recito la parte di uno dei tre cattivi; in una scena a cavallo insieme ad altri due attori, portavo con me i sacchetti di sangue che esplodevano quando ci sparavano.. non avevo un bell’aspetto e dissi tutto contento a mia madre di andare al cinema a vedere il film: lei uscì urlando e piangendo dalla sala, disperata: avevo dimenticato di avvertirla e tutto quel sangue la sconvolse!

Elena Minissale

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