Pubblicato il: 19 Gennaio, 2010

Spiagge pubbliche o discariche?

Che le spiagge pubbliche catanesi non brillassero per pulizia è cosa risaputa. In estate come in inverno il problema sembra da molti anni irrisolvibile. Dappertutto la stessa identica cosa: sporcizia, lattine, sacchetti di plastica, pericolosissimi pezzi di ferro arrugginiti, resti di petardi usati per i vari ferragosto e capodanno. Ma in inverno il fenomeno peggiora perché le nostre preziose spiagge, libere e quindi di tutti i cittadini, diventano quasi una sorta di discarica alternativa per tutti quelli che, indisturbati, vi entrano e vi lasciano di tutto e di più, dai sacchetti pieni di spazzatura alle gomme usate di auto e, perché no, anche di camion. Per non parlare degli ingressi e dei servizi igienici, fatiscenti e semidistrutti, in cui trovano riparo cani randagi e chi magari non sempre ha un posto dove andare. Così facendo si nega un diritto dei cittadini che è quello di poter utilizzare le spiagge pubbliche perché a causa delle pessime condizioni non sono agibili. Ma la cosa più grave accade in estate quando, con l’arrivo dei bagnanti, le spiagge si popolano di giorno così come di notte e di certo non è molto piacevole stare in mezzo a tutta quella sporcizia. A differenza che nei lidi privati, attrezzati di servizi efficienti ma costosi (per l’ingresso, lettino e ombrellone occorrono in media 10 euro), le spiagge libere non offrono altrettanta pulizia e accoglienza, ma comunque il Comune dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, garantire un minimo i diritti di quei catanesi (e non) che non possono permettersi i lidi privati. E se da una parte c’è la disattenzione del Comune c’è da dire che nemmeno i cittadini si sforzano più di tanto per migliorare le cose e cercare di sporcare il meno possibile. Capitolo a parte è quello dei posteggiatori abusivi, vera piaga della città. Se non paghi non entri in spiaggia, un euro per un biglietto da agganciare al tergicristallo dell’auto. Che in questo modo si perde l’essenza stessa di spiaggia pubblica, vallo a spiegare al posteggiatore.

Giuseppina Cuccia

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