Pubblicato il: 3 Febbraio, 2009

Telecamere in classe: solo per sorvegliare gli alunni?

telecameraHa scatenato polemiche e reazioni inaspettate l’assenso del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini di installare delle telecamere negli ambienti scolastici al fine di creare un deterrente in più per prevenire i crescenti episodi di bullismo. In base alla “magna charta” che tutela i dati personali, la videosorveglianza deve garantire il diritto dello studente alla riservatezza, tenere conto della delicatezza del trattamento di dati relativi a minori ed essere circoscritta ed attivata negli orari di chiusura degli istituti. Anche i diretti interessati dicono no. Per l’Unione degli studenti “mettere telecamere sposta semplicemente il problema al di fuori della scuola stessa, laddove il giovane è ancor meno tutelato. Serve un programma didattico ed educativo di inclusione, di rifiuto della violenza e che veda le scuole protagoniste nella costruzione di democrazia e cittadinanza attiva.  Si è certi che con le telecamere in aula si voglia solo controllare il fenomeno del bullismo (e in qualche modo prevenirlo)? Perché controllare solo i bulli ”adolescenti”? Il bullo è colui che con la forza fisica e con la violenza psicologica esercita un ruolo predominante verso il più debole, per ottenere dalla vittima ciò che vuole a costo di umiliarlo, denigrarlo e ricattarlo. Non passa giorno che non si senta parlare di professori negligenti e poco seri che abusano del loro potere sottoponendo gli alunni a continue pressioni, volte solo a creare un clima di costante tensione per il puro gusto di esercitare un potere. L’istruzione è caduta così in basso non solo per la ”cattiva gestione dall’alto” ma anche per alcuni docenti che hanno trasformato un luogo di crescita e conoscenza in un inferno, dove chi ha il potere vince sempre a prescindere da chi ha torto o ragione. Se le telecamere in classe dovessero servire a controllare la disciplina ed il comportamento di tutti gli organi scolastici, forse si può definire “estinto” il tempo in cui i professori avevano sempre “il coltello dalla parte del manico’”.

Caterina Tipa

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