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Terraferma

19 settembre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

“Io conosco la legge del mare, io gente in mezzo al mare non ne ho lasciata mai”

La legge del mare  e le moderne leggi anti immigrazione. Il codice del mare e  legge spietata degli uomini. Un luogo dove il tempo è rimasto sospeso, un isola talmente piccola da non trovare posto nemmeno sul mappamondo. Una generazione in bilico tra pesca e turismo, quella di Filippo, ragazzo di 20 anni che vive sull’isola, con la madre Giulietta (Donatella Finocchiaro) vedova, accompagnando il nonno Ernesto, pescatore irriducibile, nelle uscite in mare, e l’intraprendente zio Nino (Beppe Fiorello) nell’attività turistica. In una dimensione ancestrale, Emanuele Crialese ambienta il suo terzo lavoro dedicato al mare Terraferma, Premio della Giuria al 68° Leone d‘Oro di Venezia, ritornando all’ambientazione isolana di Respiro, girato interamente a Lampedusa, ed utilizzando un linguaggio concreto, lontano dalle atmosfere oniriche di Nuovomondo. E nell’isola di Linosa si consuma la storia del composito nucleo famigliare. Lo sbarco dei clandestini, metterà a dura prova equilibri già molto fragili. La storia di Giulietta, vedova desiderosa di lasciare l’isola alla ricerca di migliori lidi per sé e per il figlio si intreccerà con quella di una donna etiope approdata sull’isola dopo due anni di viaggio, con in grembo il frutto di una violenza.  E il giovane Filippo, diviso tra crudeltà e candore, diventerà forse adulto. Una storia costruita sul doppio, due madri in lotta per il futuro dei propri figli e desiderose di fuggire dal proprio luogo di origine Giulietta e Sara, la giovane donna etiope. Due generazioni a confronto, quella di Ernesto, vecchio pescatore puro, integro, ancorato alla legge del mare, legato ad un codice etico e morale di cui si erge a baluardo sfidando le leggi scritte, e il figlio Nino, intraprendente e dedito alla legge dello struzzo, che invita i ricchi vacanzieri a far finta di nulla mentre sulle spiagge approdano i cadaveri dei clandestini. E in mezzo il giovane Filippo, metafora forse dell’Italia di oggi, candida e crudele, divisa tra spirito di accoglienza e paura del diverso.

Laura Timpanaro

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