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Terremoto in Abruzzo: tra solidarietà, interessi e polemiche

15 maggio 2009, di   Stampa articolo Segnala articolo  

Da Francesca Licitra

Nei giorni scorsi, un grande senso di solidarietà nei confronti delle vittime del sisma che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile, ha attraversato l’Italia e il mondo in lungo e largo. Eppure non è mancato nemmeno chi, con sconcertante e vergognosa avidità, ha approfittato di una simile tragedia per riuscire a “conquistare” barbaramente beni altrui. Si tratta dei cosiddetti “sciacalli”, i quali sin dai primissimi momenti di questo dramma hanno lanciato falsi allarmi di nuove scosse per esortare le popolazioni delle città colpite dal sisma a lasciare le proprie abitazioni. E che dire poi, dell’atteggiamento tenuto dal principale Tg nazionale che, non si è fatto problemi a trasformasi in “bancarella da televendita”, autoelogiando l’immediatezza e la qualità dell’informazione trasmessa e dedicando un intero servizio alle alte percentuali di share raggiunte dai diversi “Speciali Terremoto” da esso realizzati? Poi, chiaramente, ogni parte ha sempre qualcosa da guadagnare dalla mediatizzazione di episodi come questo per cui, non stupiranno forse più di tanto le accuse lanciate dal Presidente della Provincia de l’Aquila Stefania Pezzopane, la quale ha prontamente dichiarato: “Ci sono state visite di dieci ministri in tre giorni. Incredibile, si ricordano di noi solo adesso!”. L’allusione polemica del Presidente è chiaramente indirizzata al soggiacente tentativo di alcuni politici di trasformare gli scenari devastati in una “vetrina per le elezioni europee”. E come reagire, infine, di fronte all’atteggiamento di istituzioni culturali e non, che sembrano preoccuparsi tanto dei danni provocati dal sisma al vasto patrimonio storico-culturale della regione, ponendo i piani di restaurazione e ricostruzione come una “priorità”? Non si tratta, qui, di sminuire l’importanza di tali beni culturali e del loro valore storico, ma sembra piuttosto inopportuno e immorale preoccuparsi tanto della loro sorte proprio in un momento in cui centinaia di vittime hanno pagato con la loro vita il prezzo del preservare e rendere “abitabili” palazzi di altri tempi. Migliaia di persone hanno perso letteralmente tutto in soli venti secondi. Sembrerebbe invece che, almeno per adesso, le priorità di intervento siano ben altre. E chissà, poi, se, passati gli slanci di grande solidarietà dei primi giorni, quando i riflettori cominceranno a spegnersi, ci sarà veramente ancora qualcuno, comodo e sicuro nella propria casa o nella propria poltrona,  a ricordarsi ancora per molto di questa gente così gravemente colpita dalla furia della natura. Perché purtroppo, le conseguenze di una tragedia come questa, non durano solo qualche settimana e il ritorno alla totale normalità non si verifica in tempi così “brevi”, come molti affermano e sperano che sia. Ma nel frattempo, come e dove vivranno migliaia di persone ?

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