Pubblicato il: 7 Agosto, 2008

Toni Servillo: il Divo di casa nostra

L’Italia, ora come ora, è un bel paese di calciatori e veline, politici tramaccioni, voltafaccia clamorosi e rifiuti ingestibili. Idoli adolescenziali e attricette modaiole fanno proseliti da destra a sinistra, in una girandola di artifici e illusioni. Ma ogni crisi, ogni spazzatura, per quanto tossica, porta con sé la forza motrice della creatività, che consta oggi di numerose personalità d’autore che parlano per noi. Oggi, in Italia, abbiamo Toni Servillo: volto vincente nella 61e edizione del festival di Cannes 2008 con Gomorra di M. Garrone, film denuncia tratto dall’opera incendiaria di R. Saviano, e Il Divo di P. Sorrentino, ritratto del senatore a vita Giulio Andreotti, dominatore della scena politica italiana per cinquant’anni, cui è legata l’attività della Democrazia Cristiana e l’omicidio Aldo Moro, fatto che segnerà per sempre il nostro Stato. Servillo è il teatrante napoletano e il regista da palcoscenico, è Molière, Marivaux, Goldoni e De Filippo, collaboratore di gruppi d’avanguardia quali Teatro Studio e Falso Movimento, infine premiatissimo attore di cinema grazie alle magistrali prove in Morte di un matematico napoletano di M. Martone (1992), L’uomo di più (2001), Le conseguenze dell’amore dell’amico Sorrentino (2004) e La ragazza del lago di A. Molaioli (2007), per i quali vince il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attore. Nato ad Afragola nel 1959, una vita vissuta tra gli intrecci di un talento prodigioso e una fama riconosciuta dopo un’appassionante e variegata carriera: che il cinema italiano stia risollevando le proprie sorti anche tramite un personaggio tale, dall’aria assente e indecifrabile, e non per le solite pellicole in cui il ‘romanaccio’ televisivo spadroneggia, mi sembra un ottimo segnale di qualità e impegno, in un paese immutabile e stantio, ancorato ad antichi privilegi e inespugnabili signorie. «Incredibile Italia», disse al tempo Sciascia, «bisogna andare in Sicilia per constatare quanto»; da allora, ne abbiamo fatta di strada: ora bisogna andare al Sud, terra di splendori millenari e illegalità, o al Nord, benestante e intollerante. Lo sa bene il Titta Di Girolamo interpretato da Servillo, ‘prigioniero’ nell’albergo svizzero in cui traffica droga per conto della mafia, o il commissario Sanzio immerso nell’imponente paesaggio friulano per indagare sull’omicidio di una giovane donna. Lo sappiamo bene anche noi, ogni volta che guardiamo lontano e scopriamo il vero, quando acquisiamo la consapevolezza del nostro retroterra e ci accostiamo alla denuncia sperando nella dignità del futuro.

Alice Briscese Coletti

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