Pubblicato il: 4 novembre, 2011

Tutti a scuola o quasi. Storie di ordinaria discriminazione

scuola-bambiniCi sono battaglie che vengono combattute tutti i giorni. Battaglie che iniziano tra i primi giochi e le pareti colorate di un asilo. Battaglie che continuano negli anni, tra difficoltà e discriminazioni. Battaglie che rivendicano diritti che non dovrebbero neanche essere messi in discussione: allo studio, all’uguaglianza tra tutti gli alunni di una scuola, alla possibilità di imparare e crescere. Sono centinaia le famiglie che, all’inizio dell’anno scolastico, si ritrovano puntualmente ad avere a che fare con tagli, insegnanti di sostegno mancanti, programmi non discussi, istituzioni fantasma. E tutto questo riguarda solo la parte “fredda”, burocratica, del problema. Come si può agire quando ci si imbatte anche in strutture non attrezzate, barriere architettoniche, dirigenti scolastici poco preparati, insegnanti poco collaborativi, compagni di classe poco comprensivi?

La legge 104, del 5 febbraio 1992 e successive modifiche, è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap. Tra i vari commi, si leggono le parole “integrazione, promozione, riabilitazione”. La realtà dei fatti, però, spesso non combacia con ciò che viene elencato in questa legge.

All’inizio di questo ultimo anno scolastico, il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini ha dichiarato che il numero di insegnanti di sostegno disponibili per ragazzi disabili rappresenta un picco storico: poco più di novantaquattromila. Una cifra enorme se presa singolarmente, e non fosse accostata a quella dei ragazzi disabili: quasi duecentomila.  Secondo la legge, ogni insegnante dovrebbe seguire due studenti; in casi gravi, il rapporto deve essere di 1 a 1. In questi numeri, quindi, c’è qualcosa che non torna. Le problematiche sono diverse, le esigenze sono diverse, decidere a priori un numero fisso di insegnanti rischia di penalizzare chi ha necessità di essere così seguito. Anche la soglia ore da assicurare ad ogni studente con disabilità -trenta- molto spesso non viene rispettata. Secondo l’associazione “Tutti a scuola”, mancano circa sessantacinquemila insegnanti di sostegno e purtroppo, chi ne paga le conseguenze sono sempre loro: i ragazzi che dovrebbero essere invece tutelati. Gli studenti senza insegnante o con una sola ora di sostegno al giorno infatti sono circa novantacinquemila. Capita che vengano lasciati abbandonati a loro stessi. Capita che si occupi di loro chi non ha le competenze per farlo.  Capita che la GLH e il PEI siano sigle sconosciute a molti. La prima- Gruppo di lavoro sull’handicap, d’istituto o operativo- deve essere istituito, sempre per legge, all’inizio dell’anno accademico, e vi devono partecipare anche i genitori oltre ai dirigenti scolastici, i docenti curricolari, i Docenti specializzati, gli ASL/Specialisti, gli assistenti sociali. Quanti istituti conoscono il GLH? E quanti rispettano questa procedura, il cui mancato svolgimento può essere denunciato? Secondo i dati riportati sul sito genitoritosti.it, pochissimi, tanto che si è ritenuto necessario lanciare una “campagna GLH” per la richiesta  e la sensibilizzazione delle scuole su questa problematica. Una campagna per una normativa sancita dalla legge!

scuola-bambini-bnIl PEI- piano educativo individualizzato- che andrebbe firmato dai genitori e con il quale si decidono gli obiettivi da perseguire e il modo in cui riuscirci, il più delle volte non vede la luce, e sempre più frequentemente questi genitori si ritrovano a chiedersi cosa faccia, tutto il giorno, il proprio figlio a scuola. Non sempre loro riescono a comunicarlo.

Non è difficile trovare riscontri e testimonianze di una situazione al limite dell’inverosimile. Moltissime associazioni- come genitori tosti onlus, tutti a scuola, autismo incazziamoci- sono nate per dare sostegno e  informazioni, oltre che per promuovere le “lotte” in difesa dei diritti di tutti i bambini affetti da handicap. Numerosi anche i blog di genitori che, in rete, raccontano le proprie esperienze in un mondo che considera l’handicap come un “problema di pochi” e, quindi, sacrificabile rispetto ad altro. Alcuni genitori si sono organizzati anche in sedi legali e sono ormai decine le famiglie che, in diversi TAR d’Italia, hanno vinto ricorsi contro il taglio delle ore e degli insegnanti di sostegno decretato dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Accanto a questa pacata indifferenza, ci sono anche le mezze richieste, le frasi sussurrate, le lamentele travestite da espressioni di buonsenso. Come quella arrivata alla mamma di Martina- nome di fantasia ma storia drammaticamente vera- dalla preside del liceo classico di sua figlia, che le ha “consigliato di tenere la ragazza a casa quando le ore di sostegno non ci sono, utilizzando le cospicue risorse economiche della famiglia”. O come quella di un’insegnante che, alle spalle di un’altra mamma e di fronte alla dirigenza scolastica, ha tenuto a sottolineare “il disturbo arrecato a tutta la classe dallo studente disabile”.

Fortunatamente ci sono anche insegnanti capaci e meritevoli, scuole dove il sistema funziona, dove tutti possono studiare e dove le necessità degli studenti disabili vengono considerate. Evidentemente, però, non è da tutti comprendere quanto affetto, quanti sacrifici, quanta ragionevolezza ci sia dietro ogni storia e ogni famiglia. Forse non si potrà combattere contro ogni sguardo, privo di intelligenza o semplicemente di empatia, che si posa su questi bambini. La discriminazione però, di qualsiasi tipo sia, va comunque contrastata, con il forte auspicio che l’integrazione- idealmente desiderata e riconosciuta- trovi una realizzazione anche nella vita reale e non solo sulle pagine di un libro di diritto.

 

Mariangela Celiberti

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