Pubblicato il: 30 agosto, 2011

Tv: un piccolo telecomando per un uomo, un passo indietro enorme per l’umanità

bambini-davanti-alla-tvNove di sera, termine di un’estenuante giornata lavorativa. L’italiano medio ha passato otto ore a fare i conti dietro ad una scrivania o, ancor peggio, alle prese con un grosso macchinario in un’officina. Si è alzato presto, è tornato a casa sfinito, si è fatto una doccia veloce e ha mangiucchiato qualcosa dal frigorifero perché è anche troppo stanco per cucinare: egli ora pensa solo di rilassarsi impigliando i pensieri attorno all’unico oggetto che richiede solo di sedercisi di fronte per goderne, senza dover muovere neanche un dolorante muscolo. Il televisore oramai ci sembra un banalissimo elettrodomestico, adagiato sul ripiano dello scaffale, probabilmente in più punti della casa, proprio lì tra la macchinetta del caffè ed il forno a microonde, un oggetto diventato parte integrante della nostra quotidianità e quasi un sinonimo del miglior modo per rilassarsi tra le mura domestiche. Ed ora, chiediamoci se quest’uomo, accesa l’elogiata e temuta scatola nera, preferirà soffermarsi su un intrattenimento culturale o su un comunissimo ed oramai banalissimo reality show: le motivazioni del perché la “tv spazzatura” abbia tanto successo in realtà ce la abbiamo tutti sulla punta della lingua, siamo solo troppo svogliati per ammetterla. E, tra chi televota per interesse e chi è semplicemente curioso o non ha nulla da fare e la guarda con leggerezza, essa colpisce proprio tutti: così i contenuti di questo nuovo modo di fare intrattenimento si catapultano nelle nostre vite. La psicologia ci dice che l’italiano medio, davanti alla televisione, abbassa le proprie facoltà intellettive a quelle di un adolescente in età da scuole medie. Nonostante ciò, lo “scatolone nero” –o meglio, la lamina nera- continua ad essere, benché non ce ne accorgiamo, un potentissimo strumento educativo: che i programmi trasmessi abbiano o meno un fine preciso a questo merito, c’è sempre un messaggio implicito che passa allo spettatore, che viene inconsciamente colto specialmente se questo è piccolo. E, di fronte alla demenzialità, ai siparietti ridicoli, ai seni rifatti e sproporzionati ed alle tresche amorose incensurate, il messaggio che passa è abbastanza chiaro: per avere successo bisogna essere senza dignità e senza scrupoli, e poco importa dell’intelligenza che, anzi, è solo un ostacolo durante la carriera. Ecco l’amara verità: gli “stupidi” usciti dai vari reality ora si godono fama e ricchezza, mentre ai laureati rimane solo la disoccupazione. Quindi, nei più giovani, la domanda risulterà scontata: perché affaticarsi per avere un bagaglio culturale quando perdere il pudore in diretta televisiva costa molto meno e rende molto di più? Ma forse, questa svogliatezza ci sta comoda: svogliatezza nel cambiare canale per impegnare i propri neuroni in programmi più seri, svogliatezza nell’assemblaggio di format più seri, svogliatezza nel volersi far conoscere per qualcosa di più impegnativo e dignitoso di uno scandalo fatto di relazioni amorose e ormai ben poco clamorose nudità.

Sara Servadei

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