Pubblicato il: 29 Maggio, 2009

Ulderico Pesce e il suo teatro civile

ulderico-pescePresentato all’interno del Festival dell’Inchiesta, svoltosi a Pordenone dal 16 al 19 aprile 2009,   “Storie di Scorie” è un monologo teatrale che, prendendo le mosse dall’introduzione nel nostro Paese dell’industria nucleare, mette in guardia sul pericolo che tale fonte di energia tuttora rappresenta ed illustra le modalità tecniche del funzionamento di una centrale atomica. La piéce, che dura poco più di un’ora, è scritta ed interpretata da Ulderico Pesce,  che la critica italiana ha definito: “esponente di spicco della nuova generazione dei narratori teatrali italiani”. Pesce, nato in Lucania, è stato allievo dell’Accademia di Teatro di Mosca, diretta da Anatoli Vassilev; ha lavorato come attore con Luca Ronconi, Carmelo Bene, Gabriele Lavia e altri ed è direttore del Centro Mediterraneo delle Arti.  Lo spettacolo, vincitore del Premio Nazionale Legambiente 2005, rappresenta la vita di Nicola, figlio di un contadino del Metapontino, addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (MT) dove, negli anni ’60, giunsero, provenienti dagli Stati Uniti, numerose barre di uranio radioattivo tuttora conservate sia nell’anzidetto deposito che in quello della Casaccia, a 25 chilometri da Roma. Nicola scopre che l’ENEA ha tenuto comportamenti illeciti e viene licenziato.  Parte volontario per la Bosnia. Lì, avendo respirato la polvere di proiettili all’uranio, si ammala e rientra in patria. Viene assunto come postino a Saluggia (VC). La casa in cui abita si trova sulla Dora Baltea e si affaccia sul deposito di rifiuti nucleari del luogo (ex impianto EUREX – chiuso nel 1983 – sotto gestione FIAT-AVIO; fonte Greenpeace, n.d.r.). Verso la fine del 2003, Nicola decide di tornare in Lucania per partecipare alla protesta contro il decreto legge 314/2003, secondo il quale a Scanzano Jonico dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane.  Come ha sottolineato, su “la Repubblica”, Rodolfo di Giammarco: “Sempre più il teatro (privato) si fa manifesto contro le ingiustizie (pubbliche), ricompatta la funzione relatrice-ammonitrice che aveva il coro o il messaggero nei tragici greci, accorpando anche, oggi, parola e suono, radicalità e radici Questo lavoro di e con Ulderico Pesce viene definito inoltre: “un provvidenziale lavoro che appartiene alla scena della denuncia, ricostruendo le umane gesta protestatorie contro i disumani progetti governativi (decreto 314)”. Altrettanto efficace il ritratto che di Ulderico Pesce fa Rossella Battisti su “l’Unità”: “un narratore di un’Italia dimenticata. Del fare teatro passando per l’archivio, la memoria e poi agitando il tutto per un perfetto cocktail da scena. Teatro con senso e con anima che non finisce con la sigla “the end”, ma continua a lavorarti dentro e, magari, si aspetta che possa agire nella realtà.

Irene Stumpo

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