Pubblicato il: 18 Dicembre, 2009

Un mondo di fiabe

bremaBrema a Natale sembra ritagliata da un libro di racconti fiabeschi.

Non solo per la fortunata favola dei Grimm che viene rievocata dalla celebre statua dei musicanti nella piazza del municipio. È l’atmosfera che si respira per la vasta isola pedonale che va dal Duomo al fiume Waser, dal quartiere dei pescatori di Schnoor alle architetture in vinaccia di Böttcherstraße. Il mercatino di Natale con la folla di curiosi e bremesi alla ricerca di un bagno di folla sembra mangiarsi tutto, tant’è che la piazza ampia e deserta nel resto dell’anno diventa un formicaio brulicante di piccole formiche rosse. In testa un berretto con pompon.

La statua di Rolando, i musicanti, il duomo di San Pietro e il municipio si perdono tra i vapori delle salsicce arrostite con litri di alcool spruzzati sulle piastre da nerboruti e incuranti chef, tra lo sfavillio del luna park montato a ridosso della Chiesa, tra i cori che ritmicamente si innalzano dai capannelli dei funghi termici, teatri di vin brulé e punch caldi. Si trova un po’ di respiro soltanto alle porte del Duomo e alla fine dell’isola pedonale vicino al Mulino a Vento, quando ormai il ponte porta alla stazione e alle partenze. Nel resto dell’anno è il cuore aristocratico della germania del nord, libera città stato anseatica. Ed il titolo è datato 1871 con l’ingresso nell’Impero Tedesco.

La si gira in due giorni, poi c’è spazio per i suoi musei tra cui quello della scienza, tappa apprezzabile solo per chi oltre ai wurstel mastica anche un po’ di tedesco. Forse dopo ci si annoia e si cerca qualche nuovo stimolo verso Bremarhaven, il suo porto ad una quarantina di chilometri e Cuxhaven. Di li in poi il mare e il grande nord che si profila con un dito teso. Un’immersione. Come quella immaginaria nel museo U-Boat. Una navigazione verso il grande forse. Come quella vissuta feticisticamente nel Museo della Navigazione DSM. Poi il grande forse di un orizzonte vicino a quello disegnato da Friedrich a Rugen. Benché al di là di quello specchio in cui In Germania l’ovest si riflette nell’est: La Danimarca.

Luca Colnaghi

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